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Octo Telematics accelera verso la Borsa: Imi, Unicredit, Mediobanca, Goldman, Barclays e JpM in corsa per il consorzio

Il gruppo Octo Telematics è pronto ad avviare lo sbarco a Piazza Affari. Proprio in questi giorni dovrebbe infatti svolgersi il consiglio di amministrazione che darà il via libera ufficiale al processo con la nomina delle banche del consorzio: la scelta sarà effettuata a breve e in gara ci sarebbero i maggiori istituti italiani ed esteri come Unicredit, Mediobanca, Banca Imi da un lato e Ubs, Goldman Sachs, Jp Morgan, Barclays dall’altro. Il valore del gruppo in Borsa potrebbe attestarsi a 1-1,3 miliardi di euro.
Proprio il gruppo Octo, che vede come suo azionista di controllo la holding russa Renova, il fondo anglo-russo Pamplona e il management, guidato dall’amministratore delegato Fabio Sbianchi, avrebbe optato per la quotazione a Piazza Affari,preferendola ad altre piazze, come Wall Street e Londra, opzioni che pure sono state valutate nei mesi passati. L’Ipo dovrebbe concretizzarsi nel primo semestre del 2018 e sul mercato dovrebbe finire un 30% del capitale.
L’azienda romana è famosa per la «scatola nera» per automobili e moto, un apparecchio grande come un pacchetto di sigarette che ha permesso alle compagnie di monitorare i sinistri degli assicurati, consentendo dunque sostanziosi risparmi ai gruppi assicurativi.
Octo è oggi nel portafoglio della conglomerata russa Renova Group, holding dell’oligarca, assai vicino a Vladimir Putin, Viktor Vekselberg. Proprio Octo era stata ceduta quasi tre anni fa a Renova dal fondo Charme della famiglia Montezemolo. A propria volta sempre nello stesso anno Renova ha ceduto una quota di minoranza al fondo Pamplona, quest’ultimo con sede a Londra ma promosso da capitali russi. Tra i soci, anche se in modo indiretto, c’è anche la Tip del banchiere Gianni Tamburi.
Con la «scatola nera» del gruppo capitolino, una tecnologia, di cui detiene il brevetto e con il 45% del mercato mondiale, Octo ha attualmente 4,7 milioni e mezzo di clienti in svariati paesi del mondo: nel 2017 il fatturato dell’azienda romana è previsto a quota 240 milioni con una marginalità che dovrebbe superare il 40 per cento.