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As Roma, il progetto di Pallotta di cedere la Roma tra 3 anni (con il progetto stadio)

Quanti club di calcio italiani cambieranno proprietario entro i prossimi 2-3 anni? La domanda è lecita e circola negli ambienti finanziari, ormai sempre più collegati a quelli calcistici. Le candidature sono quelle di Fiorentina, Roma e Genoa. Ma mentre per la squadra rossoblù ci sono state dichiarazioni in tal senso del patron Enrico Preziosi (“Sto discutendo con potenziali compratori e voglio lasciare”), per la Fiorentina al momento non c’è alcuna trattativa ma soltanto un malumore strisciante della famiglia Della Valle, che farebbe pensare a una decisione futura in tal senso. Infine c’è la Roma di James Pallotta: per i giallorossi il discorso è differente. Nel breve periodo ci potrebbe forse essere una cessione di una minoranza, una quota strategica in vista della costruzione del nuovo stadio. Pallotta, nel dettaglio, potrebbe vendere una piccola quota ad ambienti a lui finanziariamente vicini. Ma resterebbe azionista di controllo. Se invece si guarda ad un orizzonte temporale più lungo, ad esempio il 2020-2021, sembra abbastanza probabile che l’azionista americano prenda la decisione di vendere la sua quota azionaria. L’aspetto cruciale è quello del nuovo stadio. Con la costruzione entro il 2020, verrebbe portato a termine il progetto finanziario sulla Roma, e il fondo Raptor di Pallotta potrebbe monetizzare il suo investimento nella società giallorosa, ormai con matrice europea e con l’asset più importante, cioè lo stadio, determinante per attrarre altri investitori. Chiare sono state le parole di Pallotta: “Stadio entro il 2020 oppure lascio e la Roma cambierà proprietario”. Il tema in questo caso non è se la Roma cambierà proprietario o meno, ma quando ciò avverrà: con lo stadio avverrà dopo il 2020, con un progetto ben definito da vendere agli investitori, senza stadio avverrà invece molto prima. Il problema è che la costruzione dell’impianto, in una città come Roma in continua crisi politica, diventa una corsa ad ostacoli malgrado il lavoro che stanno proseguendo a fare in questi mesi gli advisor di Pallotta, cioè Rothschild e Goldman Sachs.

LA DISTANZA CON I CLUB EUROPEI

La distanza fra i club italiani e i maggiori club europei è ancora colossale. “Se si guardano gli utili aggregati delle ultime tre stagioni – svela il libro BerlusClosing – in base a una ricerca di Kpmg, il Real Madrid ha avuto profitti aggregati nel triennio passato per 110,8 milioni, il Barcellona per 85 milioni, il Bayern Monaco per 73,4 milioni, il Borussia Dortmund per 46,9 milioni, il Leicester City per 42,7 milioni, l’Atletico Madrid per 18,7 milioni, il Monaco per 1,2 milioni. Infine, come prima delle italiane, c’è la Juventus, che ha un saldo quasi alla pari: in rosso per soli 320mila euro”. Proprio la Juventus, impegnata questa sera in finale di Champions con il Real Madrid, ha avuto un picco di fatturato in questa stagione (circa 500 milioni) grazie anche allo stadio di proprietà

CHI SARANNO I COMPRATORI DEI CLUB ITALIANI
Resta da capire chi saranno i futuri compratori delle squadre italiane in vendita. Credo poco al tema dei Paesi (come la Cina o altri) interessati ad investire sul calcio, al di fuori dell’organizzazione dei Mondiali di calcio che restano una vetrina come può essere l’Expo. L’acquisto di un club, mettendo sul piatto centinaia di milioni, è terreno riservato a soggetti singoli: fondi d’investimento (come può essere Raptor), a principi ed emiri (come gli emiri del Qatar che investono sul lusso di Valentino e sul Paris Saint Germain a titolo personale), a magnati russi che hanno bisogno di essere accreditati nella City londinese per spostare i propri soldi (vedi Abramovich con il Chelsea), oppure a gruppi cinesi. Per questi ultimi ormai le motivazioni sono di due tipi: c’è il caso di grandi gruppi come Suning (proprietaria dell’Inter) che hanno bisogno di espandersi in Europa con il business dell’elettronica. L’Inter in questo caso può essere una piattaforma di marketing. C’è poi il caso di altri imprenditori o uomini d’affari cinesi per i quali le motivazioni sono meno comprensibili. E’ il caso di Yonghong Li, acquirente del Milan. Il suo piano sarebbe solo finanziario: quotare o rivendere il Milan per poi guadagnarci. C’è da dire che in Cina negli ultimi mesi il governo cinese ha bloccato gli investimenti all’estero sul calcio (come quelli sul settore immobiliare) perché si è accorto che stava diventando un modo per portare capitali al di fuori della Cina. Vedremo se il blocco durerà ancora a lungo.