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Sul tavolo dei banker l’ipotesi di fusione tra Orange e Telecom: il ruolo di Open Fiber

In questa rubrica, qualche giorno fa, si è già dato conto del piano che starebbero studiando le banche d’affari per una fusione tra Orange e Telecom Italia, in modo da risolvere a cascata i problemi di Vivendi in Italia e di facilitare un’alleanza con Fininvest su Mediaset (leggere anche l’articolo “Il piano delle banche d’affari per Telecom, Mediaset e Vivendi lungo l’asse Roma-Parigi” del 21 gennaio scorso). Al momento sarebbero soltanto ipotesi, tanto che i protagonisti coinvolti smentiscono qualsiasi progetto di questo tipo.
Tuttavia sul tavolo, esisterebbe un nodo da risolvere ulteriore. Infatti una fusione tra Orange, la ex-France Telecom, e Telecom Italia richiederebbe il rispetto del principio della reciprocità. Cioè per avere il via libera un’operazione di questo tipo richiederebbe l’approvazione dei governi: tuttavia France Telecom è oggi controllata dallo Stato Francese in modo netto (circa il 25%), mentre non si può dire altrettanto per Telecom che oggi è in mano a Vivendi. Se quest’ultima decidesse dunque di cedere la sua quota di Telecom Italia a Orange, per avere il via libera a una crescita nel capitale di Mediaset e a un accordo con Fininvest, ci dovrebbe essere un intervento del governo italiano nel capitale della nuova realtà delle telecomunicazioni (nata dall’alleanza tra Orange e Telecom). In questo caso l’unico braccio finanziario con cui realizzare l’operazione sarebbe la Cdp, cioè la Cassa Depositi e Prestiti. Tuttavia in questa ipotesi ci sarebbe un nodo da sciogliere: come potrebbe avere la Cdp un pari peso finanziario rispetto allo Stato francese? L’investimento potrebbe infatti essere troppo oneroso, tranne che non venga seguita un’altra strada: cioè il conferimento di Open Fiber, la società nata dall’alleanza tra Cdp ed Enel e che ha acquisito Metroweb. Ovviamente si tratta soltanto di ipotesi e congetture a tavolino di alcune banche d’affari, che per ora non hanno avuto riscontri concreti. Tuttavia potrebbero essere dei punti di partenza per risolvere nel 2017 la querelle in corso su Vivendi, Mediaset e Vivendi.