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Per Mps la Bce richiede 8,8 miliardi di aumento: il nodo degli ulteriori 15 miliardi di incagli

L’aumento di capitale di Mps richiesto dalla Bce sarebbe di 8,8 miliardi a carico dello Stato e degli azionisti. Qualche ora fa il sito del Sole 24 ore ha anticipato quanto chiesto da una lettera della Vigilanza di Francoforte inviata oggi pomeriggio. C’è dunque una evidente differenza rispetto al fabbisogno di 5 miliardi ancora avallato dalla Bce il 23 novembre, alla vigilia dell’assemblea straordinaria del Monte, che aveva approvato l’aumento. L’ammontare sarebbe quindi stato rivisto, “in base ai risultati degli stress di luglio, valutati però alla luce del trattamento riservato a suo tempo alle banche greche: degli 8,8 circa 4,5 sarebbero direttamente a carico dello Stato, gli altri 4,3 degli obbligazionisti (con circa 2 miliardi rimborsabili però sempre dallo Stato ai bondholder retail). Dunque, in pratica, Francoforte ha imposto termini più severi per l’ingresso dello Stato, applicando le stesse regole utilizzate per gli stress test sulle banche greche nel 2014.
Ma c’è un ulteriore elemento di riflessione. Riguarda i crediti problematici dell’istituto, tema sul quale la Bce ha più volte insistito. Se da una parte esistono infatti non performing loan del gruppo bancario senese per oltre 27 miliardi lordi (quelli che dovevano essere scorporati con il fondo Atlante nel piano originario), dall’altra ci sono altri 15 miliardi lordi di incagli che potrebbero essere sofferenze in pectore per Mps. Quindi un aumento più robusto a 8,8 miliardi, anche se deciso dalla Bce sulla base dei parametri numerici dei salvataggi bancari già effettuati in Grecia negli anni passati, potrebbe essere utile per mettere più in sicurezza la banca senese nel caso di ulteriore deterioramento dei propri incagli.