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Mps, la missione impossibile di convincere la casalinga di Voghera e i banchieri del Qatar

Mentre, come era nelle attese, la Banca Centrale Europea fa arrivare al Monte dei Paschi di Siena la propria risposta negativa in merito alla richiesta di Mps di una proroga al 20 gennaio per poter concludere l’aumento di capitale ‘privato’ che avrebbe dovuto completare entro fine anno, i riflettori sono sulle possibilità di un’operazione privata, strada che domani il Cda di Mps dovrebbe confermare in extremis. Ebbene, le chance che questa opzione vada in porto sono bassissime. Per un semplice motivo: il tempo a disposizione, senza proroga, è ridottissimo, da qui al 31 dicembre, se si mette in conto anche la pausa Natalizia. La domanda vera è: come fare a raggiungere, con una strategia aggressiva, i 40mila bonholders retail Mps in modo da convincerli alla conversione. Ci vorrebbero probabilmente mesi, non pochi giorni. Senza contare che il profilo Mifid della stragrande maggioranza di questi non è conforme, e quindi ci vuole prima un pronunciamento della Consob, che ancora non è arrivato. Ma l’aspetto più incredibile di tutta la vicenda è che a fianco della pensionata di Agrate Brianza, per fare un esempio simile a quello della casalinga di Voghera, proprietaria di bond subordinati Mps, c’è un altro investitore che sta esattamente al lato opposto del retail: cioè il Qatar, ossia uno degli investitori più sofisticati del mondo. Infatti per far andare in porto l’operazione di Mps, non si dovrà solo raggiungere la casalinga di Voghera o la pensionata di Agrate Brianza, ma ci vorrà anche il sì (come anchor investor) del fondo sovrano del Qatar, che dovrà metterci circa un miliardo. Insomma, i due antipodi degli investitori. Una mission impossible? Vedremo, di sicuro i manager di Mps stanno facendo il massimo sforzo, ma la strada resta più che in salita.

  • Luigi longobardi |

    Ai tempi degli stress test si chiedeva a Monte paschi di vendere gli npl in tre anni. Oggi non concedono venti giorni. Si fa fatica a capire.

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