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Octo Telematics, a colloquio con la Sec, ritarda il debutto a Wall Street

Ha ritardato la propria marcia verso Wall Street, tempio della finanza mondiale, il gruppo Octo Telematics, azienda romana famosa per la «scatola nera» per automobili e moto, un apparecchio grande come un pacchetto di sigarette che ha permesso alle compagnie di monitorare i sinistri degli assicurati. In corso ci sarebbero infatti approfondimenti con la Sec, le autorità borsistiche Usa, riguardanti i numeri del gruppo. Ma la leggera attesa è soltanto momentanea. Octo, secondo le indiscrezioni raccolte, potrebbe lo stesso debuttare entro fine anno alla Borsa di New York accompagnata da un plotone di banche d’affari estere di primo piano: cioè Credit Suisse, Citigroup, Bank of America Merrill Lynch e Jp Morgan Chase.
Sul listino americano dovrebbe finire una piccola quota, attorno al 15%. L’obiettivo è quello di incamerare risorse per acquisizioni, anche negli Stati Uniti, che rappresenta il secondo mercato in termini di vendite per l’azienda romana. Octo Telematics, la cui valutazione complessiva potrebbe aggirarsi attorno ai 2 miliardi di dollari, fa attualmente capo alla società d’investimenti russa (con sede in Svizzera) Renova, al fondo (anglo-russo) Pamplona e al management, guidato dall’amministratore delegato Fabio Sbianchi. Ma la società romana oggi è soprattutto uno dei gioielli nel portafoglio dlla conglomerata russa Renova Group, holding dell’oligarca, assai vicino a Vladimir Putin, Viktor Vekselberg. Proprio Octo era stata ceduta quasi due anni fa a Renova dal fondo Charme della famiglia Montezemolo.Octo Telematics, da caso virtuoso esclusivamente italiano, è diventato un fenomeno internazionale grazie soprattutto all’espansione commerciale proprio negli Stati Uniti, dove l’Ipo diventa dunque una logica conseguenza. Con la «scatola nera» del gruppo capitolino, una tecnologia, di cui detiene il brevetto e con il 45% del mercato mondiale, Octo ha attualmente 4,7 milioni e mezzo di clienti in svariati paesi del mondo: dalla Cina fino al Regno Unito e poi in India, Brasile ma soprattutto negli Stati Uniti dove la tecnologia italiana è stata adottata da 10 compagnie americane, tra Usa e Canada.