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Avio verso Ipo ma Finmeccanica può calare l’asso

Avio procede verso l’Ipo, prevista secondo i programmi degli azionisti in autunno inoltrato. Ma intanto si parla di un interessamento sempre più forte di Leonardo-Finmeccanica per la quota del private equity Cinven, soprattutto nel caso lo sbarco a Piazza Affari non andasse in porto.
Attualmente la compagine azionaria di Avio vede infatti come azionista di riferimento il fondo britannico Cinven (con l’81%), mentre un altro 14% fa capo a Leonardo-Finmeccanica e la quota restante ai manager del gruppo.
Secondo quanto riferito nei giorni scorsi da Dealreporter, lo sbarco a novembre di Avio in Borsa dipenderà comunque dalla condizione dei mercati finanziari, che potrebbero essere assai volatili in concomitanza con le elezioni americane, e in ogni caso l’Ipo potrebbe essere adatta ad investitori specializzati nel settore aerospaziale e aereonautico.
Nel frattempo i due global coordinator, cioè Banca Imi e Citigroup, stanno continuando nel lavoro di preparazione alla Borsa, mentre come advisor finanziario è stata nominata la banca d’affari Rothschild.
Da tempo, secondo le indicazioni di diversi analisti, si parla di un valore di Avio Spazio che dovrebbe essere intorno ai 250 milioni. Comunque, anche se Avio andrà in Borsa, Leonardo-Finmeccanica ha intenzione di restare ben salda nell’azionariato e, anzi, potrebbe accrescere la propria quota. In più occasioni l’amministratore delegato Mauro Moretti ha confermato l’interesse a salire nell’azionariato dell’azienda di Colleferro. Quindi a vendere una parte delle sue azioni in una probabile Opvs sarebbe soltanto il fondo di private equity Cinven.
La quotazione consentirebbe di vendere al mercato una equity story incredibile grazie alle tecnologie dell’azienda. Avio viene infatti considerata uno dei pochi gioielli della tecnologia italiana e l’obiettivo è mantenerla in mani tricolori malgrado le molte mire straniere. La tecnologia di Avio Spazio ruota attorno a Vega, il lanciatore spaziale realizzato per il 65 per cento con una tecnologia esclusivamente italiana. Si tratta infatti di una nuova generazione di lanciatori, detenuta attraverso la controllata Elv (partecipata al 30% anche dall’Agenzia spaziale italiana).
Questi lanciatori hanno stupito per la precisione delle traiettorie e la sensazione è che sarà una tecnologia alla quale dovranno adeguarsi probabilmente anche i grandi gruppi stranieri. Inoltre Avio realizza i due motori laterali e la turbopompa a ossigeno liquido del motore criogenico Vulcain per l’Ariane 5, il lanciatore satellitare che opera dal centro spaziale europeo in Guyana Francese.
In riferimento all’Ipo verrebbe preso a modello lo sbarco di alcuni mesi fa a Wall Street del gruppo statunitense aerospaziale SpaceX, dove hanno acquisito quote azionarie diversi fondi istituzionali come Fidelity.
L’operazione di riassetto azionario resta sotto l’attento esame del Governo di Matteo Renzi, che a propria volta controlla Leonardo-Finmeccanica. Il gruppo guidato da Mauro Moretti sta intanto alla finestra in quanto più di un addetto ai lavori ritiene che alla fine l’obiettivo del colosso italiano sarà quello di crescere nell’azionariato, anche perché con un modesto investimento potrebbe controllare una delle aziende più innovative al mondo nel settore spaziale.
Di sicuro appaiono rimandate al mittente le avances di alcuni grandi gruppi stranieri che si erano fatti avanti per acquistare Avio: come la tedesca Orbitale Hochtecnologie Bremen, la francese Safran e Airbus Defence & Space.
Avio intanto continua a mostrare risultati in crescita. Nel 2015 ha archiviato un fatturato di 279,2 milioni di euro (+24,4% rispetto al 2014, quando erano stati 224,5 milioni). Ma l’elemento più indicativo è il portafoglio ordini: pari a 905 milioni (+33% rispetto al 2014), un incremento attribuibile all’acquisizione del nuovo contratto di sviluppo del motore P120 e del nuovo lanciatore Vega. Cinven era entrato in Avio Spazio nel 2006 all’interno dell’acquisto delle attività nell’aeronautica di Avio Group. Poi queste ultime sono state vendute al colosso statunitense General Electric per 3,3 miliardi di euro nel 2012 e a Cinven e Finmeccanica erano rimaste le sole attività aerospaziali .