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Milan, operazione finanziaria o strategica? Il segreto sui soci di Sonny Wu

Ci sono ancora dettagli importanti che devono emergere nella strenuante trattativa che sta portando avanti la cordata cinese per acquistare il Milan. Diciamolo chiaramente: se ci fossero soltanto un gestore di un fondo di private equity, benché’ con buone disponibilità finanziarie, come Sonny Wu e Gsr Capital più un imprenditore del settore rinnovabili come Steven Zhen, verrebbe a mancare quell’aspetto strategico del quale per tanto tempo, tutti (a cominciare da Silvio Berlusconi) hanno sottolineato l’importanza. Insomma, il Milan doveva essere lo strumento per dare impulso al movimento calcistico cinese da una parte e dall’altra doveva essere lo strumento utilizzabile da grandi gruppi asiatici per sbarcare in Europa con il loro business. Ma se i nomi si ridurranno ai due sopra citati, l’operazione dovrebbe essere ridimensionata. I due soggetti sembrano infatti più investitori finanziari, in quanto tali a caccia di rendimento, pronti a comprare il Milan, rilanciarlo e magari rivenderlo e quotarlo. E anche quanto detto da Berlusconi (“voglio lasciare il Milan in mani sicure”) verrebbe smentito dalla natura della transazione. Insomma, Fininvest si prenderebbe i soldi e punto. Per questo dico che deve mancare qualcosa che è’ ancora segreto. Magari grandi gruppi industriali cinesi statali, quindi appoggiati dal governo di Pechino, presenti nella cordata con quote anche di minoranza. Questa struttura dell’azionariato permetterebbe di dare un significato più strategico all’accordo e non solo finanziario. Un bene per i tifosi milanisti, che in caso contrario non potrebbero gioire per il cambio di proprietà.

  • franco paradiso |

    Nel calcio conta vincere e l’ultima squadra di calcio italiana che ha vinto uno scudetto prima del filotto Juve è stato il Milan, quindi lamentiamoci pure ma ricordiamoci che le altre sono messe peggio di noi. Il discorso del Berlusconi “politico”, diventato tale dopo una decina di anni di vittorie pazzesche, vale come quello di qualsiasi altro proprietario di club , tutti si muovono per un’interesse , giustamente Festa ha ricordato quello degli sceicchi con il PSG e di Abramovich, sarebbe quindi fantastico se il Milan fosse ancora al centro dell’interesse aziendale e personale di Berlusconi, anche per motivi politici, purtroppo è palese che non è così e che invece è finito da tempo ai margini di tutto. Quindi conviene anche a lui cederlo al più presto. Speriamo bene. Saluti.

  • raffaele Greco |

    Senza alcun intento polemico ma solo e soltanto per amore della precisione, sempre ammesso che il signore di prima si riferisse al mio commento, gent.mo dott Festa, mi permetta di puntualizzare quanto segue:
    1. Non sono io quello che ha fornito giudizi di natura politica su Silvio Berlusconi ma il signore stesso che mi ha preceduto. Aggiungo, peraltro, che è pure suo diritto farlo ma l’argomento, oltre che non interessarmi, di sicuro, almeno in questo frangente, non mi riguarda.
    2. I tifosi rossoneri sono costretti a fare i “conti” con la politica proprio perché il loro presidente, nonché unico proprietario della squadra, è stato un signore che giustappunto ventidue anni orsono ha fondato un partito politico dal nulla; ha governato questo paese per anni e anni; ha più volte esplicitamente espresso il suo desiderio di riproporsi come leader politico ancora oggi. E’ del tutto evidente, anche per questo, il legame che intercorre ancora tra la squadra e le ambizioni politiche di SB e le sue strategie elettorali.
    3. Non si contesta l’intera storia del Milan berlusconiano ma gli ultimi dieci anni sì, in particolar modo le ultime stagioni. Non a caso, infatti, ho parlato di debito di riconoscenza che, tuttavia, molti dei supporters rossoneri ritengono di aver ampiamente, per così dire, “onorato”.
    4. Ben vengano nuovi proprietari anche se non fossero i reali sauditi et similia

    Nel ringraziarla anticipatamente mi scuso con lei per l’uso irrituale e non canonico del suo spazio web

  • franco paradiso |

    Quando i tifosi milanisti la mettono sulla politica fanno venire il latte alle ginocchia, mettersi a contestare i 30 anni di Presidenza Berlusconi ci vuole veramente del coraggio, indipendentemente dal fatto che le perdite di bilancio siano vere o meno, di sicuro sono vere le Coppe che abbiamo sollevato e tre anni di miseria si possono sopportare, certe tifoserie vincono una Champion ogni 47 anni. E parla uno che considera Berlusconi politico una mezza tragedia. Detto questo l’età è quella che è e la voglia è venuta a mancare, non c’è volontà della famiglia a continuare il suo percorso per cui deve passare la mano e se c’è chi mette sul piatto dei soldi per un progetto di rilancio del Milan è giusto accettarli come ha fatto Moratti con Tohir, se non c’è dietro direttamente il governo cinese ce ne faremo una ragione, inutile spaventare i tifosi, è sempre un’occasione di rilancio.

  • Carlo Festa |

    Gentile dottor Greco analisi lucidissima la sua. Molto migliore dell’analisi di alcuni miei colleghi giornalisti. Complimenti per la precisione dei numeri. Saluti. Cordialità Carlo Festa

  • raffaele Greco |

    Tutto chiaro dott. Festa, e la ringrazio per la cortese risposta, ma non credo che esista un solo tifoso milanista che non si auguri lo scenario da lei tratteggiato. A parer mio, però, la vera questione è un’altra: per quanto tempo ancora questa proprietà può giocare con l’esasperazione dei tifosi ? Le anticipo che una larghissima parte dei supporters milanisti ritiene di aver già ampiamente “saldato” il debito di riconoscenza nei confronti di Silvio Berlusconi ed è altresì convinta che le tanto sbandierate perdite di bilancio, in realtà, non corrispondano al vero. Nessun reato per carità ma soltanto la volontà di spendere il proprio denaro come meglio si crede senza preoccuparsi dei risultati sportivi del club. Egli, tuttavia, non rinuncia a dare l’impressione di continuare a fare sacrifici di natura economica per un calcolo meramente politico-elettorale. Non so se lei abbia mai avuto il tempo di leggere con un briciolo di attenzione i dati di bilancio dell’A.C. Milan; ebbene, in ogni esercizio scoprirà, invariabilmente, novità di “finanza creativa” davvero interessanti.
    In quello di quest’anno, chiuso al 31/12/2015, per esempio, quello dove la “povera” famiglia avrebbe investito nello scorso calciomercato decine e decine di milioni, cosa peraltro contestabilissima se solo si sappia fare di conto, l’indebitamento finanziario netto è pari a € 188 M. Peccato, però, che negli esercizi precedenti era la seguente: 2014 per € 246,8 M ; nel 2013 per € 256,4 M; nel 2012 per € 247,4 M; nel 2011 per € 290,8 M. Non solo, scomponendo i 188M di cui sopra, troveremo che detto importo è dovuto a debiti bancari per SOLI € 53 milioni (€ 141,3 milioni nel 2014), debiti verso altri finanziatori, ovvero “semplici” anticipazioni per contratti in essere, per € 138,5 milioni (€ 106,5 milioni nel 2014), e disponibilità liquide per € 3 milioni (€ 1 milione nel 2014). Dunque, in uno degli anni peggiori del Milan berlusconiano, accusano un passivo di 89,3M ma, non si sa bene come ci siano riusciti in una situazione tanto drammatica così come la descrivono, riducono i debiti bancari per lo stesso importo.
    Chiudo, salutandola sempre cordialmente, esprimendo la convinzione che conoscere l’identità degli investitori è l’ultima delle preoccupazioni dei tifosi rossoneri ed il problema in questa trattativa non è chi compra ma chi vende. Un signore che ventidue anni fa ha fondato un partito politico dal nulla, che ha governato il nostro paese per anni e anni e che, per sua espressa volontà, non ha rinunciato a riproporsi come leader politico.

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