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Poche operazioni sugli Npl italiani. Aspettando Atlante

E’ un contesto complesso quello dove si dovra’ muovere il fondo Atlante, voluto dal governo per cercare di scongelare il settore degli Npl, un macigno per il settore bancario italiano. I numeri sono impressionanti. Duecento miliardi di sofferenze lorde (80-90 nette) e 350 miliardi di crediti deteriorati lordi, come somma delle sofferenze e degli incagli. 
I numeri del mercato italiano dei non performing loan, il più grande d’Europa, sono la fotografia di un settore bancario che ha bisogno di un nuovo slancio verso la pulizia dei bilanci.
Nel 2016, malgrado la buona volontà delle banche, sono state tuttavia poche le transazioni concluse, molte delle quali di piccolo cabotaggio. Colpa della differenza ancora esistente tra quanto offerto dai compratori-investitori per rilevare i portafogli di Npl e quanto le banche sono disposte ad accettare, in modo da non accusare minusvalenze in bilancio, per quegli stessi crediti.
I compratori più attivi sono grandi fondi internazionali come Algebris, l’investitore guidato dall’italiano Davide Serra, ma anche il colosso finanziario americano Cerberus, poi ancora gli statunitensi di Fortress (che nel 2015 hanno rilevato la piattaforma Uccmb da Unicredit),  fino ad Anacap (artefice di diverse operazioni sempre con la banca di piazza Gae Aulenti), e agli americani di Christofferson, Robb & Company (Crc), che hanno comprato i crediti consumer di Intesa Sanpaolo. Tra gli operatori italiani si evidenzia in particolare l’attivismo di Banca Ifis, che sta comprando Interbanca e che sta facendo incetta di piccoli portafogli di bad loan nel settore consumer.
Tuttavia fino ad oggi molte banche italiane hanno desistito nella vendita di portafogli, dopo aver ritenuto non interessanti le valutazioni messe sul piatto dagli investitori. È il caso di Mps, che qualche giorno fa ha congelato l’asta su un pacchetto di 220 milioni di euro, garantiti da immobili: dopo aver considerato poco attraenti le offerte sul tavolo. La stessa Popolare dell’Emilia Romagna sta procedendo con lentezza nella vendita di un portafoglio variegato di 900 milioni di Npl. Prima ancora era stato il Banco Popolare a rifiutare le offerte per Release (il veicolo dove sono confluiti gli incagli di Italease) arrivate da parte di Blackstone e Fortress. Proprio per dare impulso al mercato è nato quindi su volontà del governo il fondo Atlante, che dovrebbe accorciare il divario di prezzo tra domanda e offerta. Resta da capire che effetto avranno alcune iniziative di emanazione governativa come i Gacs (cioè le garanzie per la cartolarizzazione dei crediti in sofferenza).
In effetti, proprio le garanzie per la cartolarizzazione dei crediti in sofferenza cominciano ad essere utilizzate nel settore bancario, come è avvenuto per la Popolare di Bari. Ma si attende soprattutto l’intervento del fondo Atlante, che sarebbe pronto ad essere ricapitalizzato per 4-5 miliardi, nel settore dei non performing loan: il veicolo gestito da Quaestio Sgr si è fatto notare per gli interventi sugli aumenti di capitale della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, in modo da evitare crisi sistemiche, ma non ha ad oggi fatto ancora alcuna operazione nel settore degli Npl. Secondo quanto indicato dal presidente di Quaestio, Alessandro Penati, dovrebbe essere tuttavia annunciata a breve un’operazione nel settore degli Npl e sono diversi, tra gli addetti ai lavori, a pensare che il portafoglio target sarà tra i crediti in sofferenza di Montepaschi, la banca italiana con il maggior volume di sofferenze.