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Bad bank pubblica, i dubbi del mercato sull’accordo. Gli effetti su Mps, Banco Popolare, Unicredit e Carige

Una montagna che ha partorito il topolino? O un coraggioso intervento del Governo che darà un po’ di ossigeno al settore bancario alle prese con il problema dei crediti “cattivi”? C’è diversità di vedute nella comunità finanziaria. Alcuni addetti ai lavori, quelli che ogni giorno lavorano con i crediti deteriorati e che sanno quale è il fenomeno in questione, ritengono l’operazione bad bank del Governo a Bruxelles un piano buono dal punto di vita comunicativo e d’immagine, ma scarso in termini di risultati che potrebbe portare al settore bancario. Insomma, una montagna che ha partorito il topolino. Tanto più che la Borsa, all’indomani dell’intesa, sembra aver bocciato l’accordo visto come troppo vago e non determinante per sradicare il problema Npl dai bilanci delle banche.
Altri addetti ai lavori, al contrario, ritengono il piano come il miglior risultato ottenibile in questa situazione. Insomma, il governo non poteva fare di più e ben vengano altri strumenti a disposizione per ridurre lo stock di Npl. Ad esempio Fabio Balbinot, Ad di Italfondiario (uno dei maggiori gestori di Npl in Italia), commentando l’intesa Ue sui crediti deteriorati, ha spiegato di “accogliere con interesse quest’accordo del nostro Paese con l’Unione Europea volto ad alleggerire i bilanci delle banche italiane dal peso delle sofferenze. Questa decisione positiva permetterà lo sviluppo del mercato dei servicer e favorirà l’apertura di quello della cessione delle sofferenze”.
In ogni caso tutti gli addetti ai lavori ritengono che parlare di bad bank è sbagliato, in quanto si tratta di interventi di cartolarizzazione con garanzie dello Stato. Ma la bad bank vera, come quella spagnola di anni fa, era ben altra cosa.
Tra gli aspetti indicati come critici il fatto che saranno garantiti solo i bond senior investment grade con tripla B (con nuovo lavoro per le agenzie di rating) mentre saranno svantaggiate le emissioni junior, in subordine alle stesse senior. Il costo sarà quindi legato al Cds dell’Italia, quindi circa 80 basis point. Insomma, non saranno tutte le banche a potersi avvantaggiare di questa misura, a maggior ragione se si pensa che le cartolarizzazioni devono avere una dimensione rilevante. Come faranno ad esempio a fare le cartolarizzazioni le piccole banche? Di sicuro uno dei pochi commenti specifici usciti è quello che ha fatto Equita poche ore fa per voce del suo analista Giovanni Razzoli. Secondo Equita le banche hanno perso il 30% a causa di una sequenza di notizie negative (risultati deboli, bail-in di 4 banche e bond Novo Banco, nuovo round ispezioni della Banca Centrale europea): il panico non si è trasformato in contagio grazie alla stabilità degli spread sovrani che garantisce ampia liquidità alle banche (20% funding).
Parziale sollievo, secondo Equita, dovrebbe arrivare dall`accordo con la Unione europea sulle garanzie pubbliche. Secondo Equita con garanzie per 20 miliardi, le banche potrebbero cedere 74 miliardi di Npl lordi (-49%): l’intervento del governo permette, secondo Equita, un aumento del prezzo di cessione dal 15% al 28% del nominale (coverage 72%). A livello di settore Equita stima un impatto di -71bps sul CET1 con un P/TE che sale a 0.72x (da 0.68x) e il texas ratio scende da 120% a 102%. Non tutte le banche, secondo Equita, possono partecipare al programma visti i vincoli SREP: ipotizzando un buffer di 50bps, Unicredit e Carige non potrebbero sostenere le svalutazioni necessarie alle cessioni (ad esempio un aumento del coverage a 72%), mentre Banca Mps e Banco Popolare solo in parte (-21% e 25% di riduzione dello stock di Npl). Secondo Equita, le garanzie pubbliche aumentano la polarizzazione fra banche favorendo il consolidamento.