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Intrigo internazionale: l’arresto di Baroni, socio dell’advisor di Mr Bee sul Milan

“Il 16 aprile 1996 veniva effettuata la perquisizione presso Edsaco, alla presenza dei Pubblici Ministeri italiani. È agli atti un memorandum…., in pari data, in cui si raccontano le modalità di svolgimento della perquisizione, sostanziatasi in una sorta di ordine di esibizione: con la conseguenza che i documenti erano stati cercati e consegnati dagli stessi dipendenti di Cmm (Tanya Maynard, Julian Beardsley e Andrea Baroni), mentre i pubblici ufficiali e gli inquirenti venivano fatti attendere in una sala riunioni. Mills era sopraggiunto nel corso della perquisizione, durata oltre quattro ore”.

Si fermano a quasi 10 anni fa, in questo passaggio dell relazione del processo sulle società off- shore di Fininvest, dove era coinvolto l’avvocato inglese David Mills, le ultime notizie su Andrea Baroni, il fiduciario cittadino italiano ma residente in Svizzera arrestato ieri per riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Da allora un silenzio durato quasi dieci anni, anche se Baroni continuava ad operare tra la Svizzera, Londra e i paradisi fiscali. Tuttavia le nuove regole Ocse sulla tracciabilità’ dei capitali, hanno messo sotto pressione il flusso di capitali all’estero. Il fiduciario è riapparso alle cronache nell’estate scorsa. Di Baroni proprio questa rubrica ha infatti scritto per prima, in un articolo del 13 agosto scorso segnalandolo come socio di Gerardo Segat nella luganese Tax Finance, società che con Segat e’ advisor di Mr Bee nel possibile acquisto del Milan.

Ma veniamo all’arresto di Baroni: sarebbe stato arrestato per vicende non inerenti il Milan, ma (ovviamente se le accuse saranno dimostrate) per riciclaggio di denaro illecito di alcuni clienti (per ora sconosciuti). In un filone dell’inchiesta ci sarebbe pure coinvolta Infront(che tuttavia nega qualsiasi coinvolgimento), cioe’ la società che lavora sui diritti del calcio della serie A. Insomma, una vicenda intricatissima dalla quale potrebbero emergere nel corso delle indagini della Procura di Milano altri particolari inquietanti.

Da notare che nel maggio scorso era stato arrestato anche il barone svizzero Filippo Dollfus, dato come deus ex machina di una holding del riciclaggio a Lugano. Dello stesso Dolfuss, particolare che finora non è emerso in Italia, si è occupata Greenpeace per affari nel settore dei rifiuti tossici e radioattivi. In Gran Bretagna questa vicenda ha creato clamore tanto che è’ uscita un’inchiesta nel luglio scorso sul Daily Mail (all’indirizzo http://www.dailymail.co.uk/news/article-3166592/Tessa-Jowell-s-husband-shady-Black-Baron-toxic-secret-report-MoS-unearths-suppressed-Greenpeace-report-linking-lawyer-criminal-network-dumping-radioactive-waste.html).

Qui di seguito ho dunque riportato i fatti. L’impressione, ovviamente se le accuse saranno dimostrate visto che nessuno è’ colpevole a priori, è ‘ che si sia di fronte a una multinazionale del denaro sporco. Queste vicende, altro aspetto certo, non sono in nessun modo collegate al Milan e alla cessione a Mr Bee.

Tuttavia, visto che sto seguendo da mesi proprio in questa rubrica, il processo di acquisto di una quota del Milan da parte di Mr Bee avrei alcune domande da proporre ai lettori, visto che per questi interrogativi al momento non c’è risposta. Eccole. 1) per quale motivo Mr Bee per una operazione come l’acquisto del Milan, transazione di grande rilevanza, ha scelto come advisor la Tax Finance, invece di munirsi di advisor finanziari riconosciuti a livello internazionale? E, visto che sembra impossibile che da Bangkok potesse conoscere la luganese Tax & Finance, chi ha consigliato a Bee di dotarsi dell’assistenza di questi advisor? 2) la Fininvest, dopo 8 mesi di trattative, ha verificato la provenienza dei soldi che dovrebbe portare Mr Bee, visto che quest’ultimo è collettore di una cordata? 3) Infine la Fgci, come impongono le nuove regole di trasparenza sulla governance societaria, è pronta a far luce, sempre che l’operazione di Bee vada in porto, sulla provenienza dei soldi dei soci (per ora occulti) della cordata Bee?

Conclusione: dopo gli ultimi inquietanti dettagli emersi dall’inchiesta della Procura di Milano, e partendo dal presupposto che l’operazione sul Milan non è in questo filone ne’ in altri delle indagini sul riciclaggio, sembra però necessario che venga fatta pubblicamente chiarezza anche sull’operazione che dovrebbe portare 480 milioni nelle casse di Fininvest per il 48 per cento del Milan. Chiariamo: non c’è nulla di penalmente rilevante al momento in questa transazione. Ma ormai da troppi mesi c’è’ un alone di mistero sugli investitori alle spalle di Bee. Da dove provengono (nel caso ci siano veramente) i soldi? Chi sono gli investitori (nel caso esistano davvero)? Perché dopo tanti mesi di trattative non è ancora emerso nulla di concreto? Infine, le ultime mosse della Procura di Milano che assieme ad alcuni articoli di Repubblica (anche se Fininvest ha annunciato querela) hanno creato ulteriore confusione. Lo ripeto da mesi: un club come il Milan, che vive grazie al sostegno dei tifosi, deve dare conto in modo trasparente (come una società quotata nei limiti del possibile) delle proprie mosse societarie. E, nell’attuale situazione, probabilmente la chiarezza non potrà che far bene a tutti gli attori coinvolti.

  • aldorivalta |

    ma il banker thailandese non ha detto che bee i soldi non ce li ha e gli investitori ancora non esistono ?

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