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L’inglese Barclays pronta a cedere le 90 filiali italiane: trattative avanzate. Lazard advisor

Il colosso britannico Barclays procede verso la cessione del network di agenzie italiane. Secondo indiscrezioni, la banca inglese avrebbe avviato trattative per la dismissione di queste attività e avrebbe affidato alla banca d’affari Lazard un incarico in questa direzione. La cessione rientrerebbe all’interno della razionalizzazione delle attività europee della banca inglese, in particolar modo in Italia e Portogallo dopo l’avvenuta razionalizzazione delle attività spagnole. Al momento, secondo i rumors in circolazione, ci sarebbero discussioni avanzate con alcuni soggetti: sul mercato si parla di gruppi bancari italiani di medie dimensioni intenzionati ad espandersi sul territorio, ma non è da escludere che possa essere interessato anche qualche grande gruppo bancario, italiano o estero. Del resto, l’interesse per questo asset è cresciuto rispetto ad alcuni anni fa quando c’erano stati già tentativi di vendita dal quartier generale londinese. Oggi l’attività di Barclays è infatti cambiata parecchio, rispetto a un tempo quando era focalizzata soprattutto sui mutui. Anzi, la banca inglese ha messo in atto una svolta radicale. Ha ridotto le sue filiali in Italia da 150 a 90 ma, soprattutto, si è concentrata sulla gestione di patrimoni medio-grandi (con clientela cosiddetta premier ovvero i clienti con esigenze d’investimento evolute e un patrimonio superiore ai 100 mila euro) e sul private banking. Si è dunque andata a concentrare sulla gestione di patrimoni, quindi l’area a più alta crescita in questo momento in Italia, quella dove le banche stanno cercando di rafforzarsi con acquisizioni. Così a far gola non sono tanto le 90 filiali italiane di Barclays distribuite sul territorio nazionale, ma soprattutto la clientela da acquisire e i loro patrimoni da gestire. Il cambio di strategia è stato deciso nel maggio del 2014, quando è stato dichiarato al mercato che i business retail in Europa sarebbero stati trasferiti all’interno della nuova divisione “non-core” (Bnc) e che il gruppo avrebbe quindi valutato possibili soluzioni alternative per questi business. Periodicamente, negli ultimi anni, ci sono state indiscrezioni relative alla possibile vendita dei business retail europei di Barclays, specialmente subito dopo la vendita dei business retail e wealth così come della gran parte delle attività corporate in Spagna.
Tuttavia nulla ad oggi si è concretizzato e nonostante l’annuncio dello scorso anno e i rumors a seguire, il team italiano ha lavorato ad un piano a due anni, finalizzato ad incrementare la valorizzazione del business Pcb Europe Retail Italy, con particolare riferimento al segmento di clientela premier, ovvero i segmenti affluent, upper affluent e private (segmenti che si collocano oltre i 100mila e di patrimonio in gestione) ottimizzando la rete delle filiali con una focalizzazione nelle aree di maggiore concentrazione della clientela premier, reclutando nuovi gestori, registrando una forte crescita negli investimenti con particolare riferimento al risparmio gestito più che raddoppiato negli ultimi 2 anni.
Barclays ha avuto negli ultimi due anni una forte spinta al cambiamento in Italia, anche alla luce delle vicende giudiziarie dell’ex-numero uno dell’area retail Vittorio Maria De Stasio contro la quale la banca inglese si è costituita parte civile. Oggi il gruppo britannico è guidata in Italia da Lorenzo Bassani, arrivato nel 2014 come deputy ceo di Barclays Pcb Europe retail Italy. Negli ultimi due anni sono stati quindi riparati i danni del piano espansionistico aggressivo deciso in passato: la banca ha avviato un forte turnaround, aumentando i controlli e migliorando la governance. Così oggi le trattative con i compratori riguarderebbero 90 filiali del gruppo attive nella gestione dei patrimoni a partire dai 100-200mila euro in pratica ormai a break even tra costi e ricavi. È quindi il caso di rimarcare che l’operazione non sarà un addio di Barclays all’Italia, visto che il gruppo inglese resterà ben presente tra i confini nazionali nell’investment banking e nel segmento corporate.