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Grande Fideuram all’Ipo: il “pitch” delle banche d’affari, la posizione di Intesa Sanpaolo e il ruolo di Ubs

Le banche d’affari “stanno pitchando” per la quotazione di Fideuram, l’asset manager e il gruppo di private banking di Intesa Sanpaolo. Al di la’ della smentita di Intesa Sanpaolo sul processo di quotazione in corso e al di la’ delle dichiarazioni dell’Ad Carlo Messina (“Non c’e’ nessun progetto di Ipo nel private banking slegato da acquisizioni. Se non ci saranno acquisizioni, non ci sara’ quotazione”) il dossier dell’Ipo di Fideuram sta muovendo banche d’affari, grandi studi legali e consulenti. Discussioni sul tema ci sarebbero state con i vertici stessi di Fideuram e di Intesa Sanpaolo. Anzi, secondo le indiscrezioni, le grandi banche starebbero “pitchando” per avere l’incarico, cioe’ in termini tecnici si starebbero muovendo per fare all’azionista Intesa Sanpaolo una proposta in modo da avere un incarico nell’Ipo. Anzi, sempre secondo rumors raccolti dal Sole 24 Ore, e’ probabile che la banca svizzera Ubs possa essere lead, cioe’ capofila del pool di banche per l’Ipo. Allora perche’ la posizione di chiusura di Intesa Sanpaolo malgrado questi movimenti in corso d’opera? Il tema dell’Ipo di Fideuram, prima o dopo l’acquisizione di un target all’estero, e’ un nodo da risolvere all’interno dello stesso istituto milanese, tra i consiglieri, e tra i manager di Fideuram. Il problema e’ che target all’altezza all’estero, se non a prezzo di spese folli, per ora non se ne sono trovati. E allora perche’ non fare lo stesso l’Ipo visto che la “grande Fideuram” potrebbe valere oltre 10 miliardi di euro? Una delle spiegazioni potrebbe essere che Intesa Sanpaolo, al momento, ha cassa in eccesso e non avrebbe bisogno di fare un’Ipo a se stante ma solo di fronte ad un’acquisizione mirata, mantenendo per ora dunque tutti gli utili di Fideuram.