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Saipem, l’ingresso della Banca centrale cinese e il dietro le quinte dell’aumento di capitale da 2 miliardi congelato

Nel giorno in cui Banca Centrale cinese entra con il 2 per cento in Saipem, emergono nuovi particolari in esclusiva sul dietro le quinte del riassetto di Saipem che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare. Infatti qualche giorno fa è emersa la posizione di Eni su Saipem. Secondo i report di alcuni analisti, sarebbe stato necessario un aumento di capitale su Saipem. Ma la posizione di Eni è emersa domenica scorsa dopo che il Cane a Sei Zampe ha ufficialmente tolto dal mercato (con un comunicato) la controllata a causa del crollo del titolo in Borsa. Infatti, secondo quanto avrebbe indicato Eni, l’aumento di capitale su Saipem è una misura non prevista al momento: in futuro si vedrà, ma al momento no. Abbastanza ovvio visto che Saipem non sarà ceduta a breve (a questi prezzi sarebbe una svendita) e che il rifinanziamento del debito infragruppo (6 miliardi) è attualmente congelato. Ma c’è un dietro le quinte che Il Sole 24 Ore è in grado di svelare. Fino a un mese fa, prima che tutto venisse fermato, proprio dalle trattative tra l’advisor Lazard e le banche coinvolte nel rifinanziamento era stata più o meno preventivata la misura dell’aumento di capitale richiesto anche su indicazione delle banche che avrebbero dovuto fornire credito: si parlava, secondo i rumors, di circa 2 miliardi di aumento di capitale. Ora tutto si è momentaneamente fermato ma è prevedibile che la cessione sia solo congelata per qualche mese. Del resto, l’ingresso della Banca della Cina con il 2 per cento in Saipem è il termometro del fatto che ormai il titolo potrebbe aver toccato i minimi e starebbe per rialzare la testa.