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Riassetto Saipem, ecco perché il Fondo Strategico della Cdp potrebbe intervenire

Eni lavora al riassetto della controllata Saipem. Il primo nodo da sciogliere sarà il rifinanziamento dei circa 6 miliardi di debiti infragruppo. Sul dossier sta lavorando Lazard per conto di Saipem e la soluzione prescelta sarebbe quella di costituire un pool nutrito di istituti: almeno 8 banche dove ci saranno probabilmente Unicredit, Bnp Paribas-Bnl, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Goldman Sachs e altri due istituti esteri. All’interno dell’operazione, potrebbero essere emesse obbligazioni. La seconda fase dovrebbe partire in gennaio per individuare un compratore di Saipem. L’incarico è stato affidato da Eni a Credit Suisse. In campo il colosso russo Rosneft, la norvegese Subsea7 e un gruppo cinese. Ma alla finestra c’è il Fondo Strategico Italiano che potrebbe allearsi a un compratore, per mantenere la bandiera italiana su Saipem. Malgrado tutti i problemi accusati negli ultimi anni dalla controllata di Eni, tra scandali e profit warning, il gruppo continua infatti ad essere tra i leader mondiali e resta tra le prede più ambite dei gruppi esteri. Si tratta di un’azienda cruciale nei servizi e infrastrutture petrolifere e un intervento del Fondo Strategico è ritenuto assai probabile da tutti gli addetti ai lavori.