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Nuova doccia fredda per le Ipo: ecco perche’ Sisal e Rottapharm hanno perso il tram

Nuova doccia fredda per le quotazioni in Borsa. Dopo Rottapharm, anche Sisal rinuncia all’Ipo. La società e l’azionista Gaming Invest (che raccoglie i fondi di private equity Apax, Permira e Clessidra), d’intesa con i loro consulenti Deutsche Bank e Ubs, in qualità di coordinatori, hanno infatti deciso di procedere al ritiro integrale dell’offerta globale. La motivazione indicata dalla società? La sfavorevole situazione del mercato mobiliare domestico e internazionale.
In realtà, al di là del comunicato di ieri sera, fin da mercoledì la situazione pareva sfavorevole per il debutto borsistico della società dei giochi: addirittura a inizio settimana, secondo i rumors, era stata collocata una quota bassissima dell’offerta tra gli investitori. Si aspettavano gli ultimi tre giorni, nella speranza che gli istituzionali decidessero all’ultimo. Così non è stato e Sisal ha dovuto fare dietro-front. Il road show nelle varie piazze internazionali, soprattutto, non ha dato i risultati sperati per l’azienda: colpa di un mercato che non gira più a pieno regime, ma colpa forse anche dell’eccessiva euforia che si era diffusa a Piazza Affari, dove nel giro di tre mesi si sono materializzate per la quotazione una ventina di potenziali matricole. Troppe.
Dopo il boom di Moncler e la buona performance di Anima, si è quotata in modo positivo Fineco, mentre Cerved ha leggermente sofferto e si è accontentata del prezzo più basso della forchetta. L’Ipo di Fincantieri infine è stata, a detta di molti addetti ai lavori, un insuccesso. E proprio il debutto della società di cantieristica ha segnato la svolta (negativa). Si è ritirata Rottapharm e ora Sisal.
Il mercato ha sempre ragione e quindi ora bisognerà capire, al di là delle motivazioni macro e congiunturali, se si possono trovare altre giustificazioni alla cautela degli investitori istituzionali esteri sulle nostre quotazioni. Di sicuro, i fondi istituzionali stranieri hanno in questo momento diverse opportunità tra cui scegliere nelle varie Borse internazionali (a Londra, Parigi e in Asia). L’Italia, per molti di questi, resta un’alternativa in più per diversificare il portafoglio e hanno così preferito scegliere, tra tutte le quotazioni, solo quelle di maggior richiamo.
Di sicuro, c’è un tema più specifico sulle società da quotare. Agli istituzionali piacciono marchi forti (vedi Fineco) oppure brand del Made in Italy con forte export (il caso Moncler). Insomma, cercano delle «equity story» su cui investire. Forse né Rottapharm né Sisal rappresentavano, per gli investitori istituzionali, delle storie di crescita particolarmente affascinanti, malgrado entrambe le aziende siano tra i leader in Italia nel loro settore, cioè quello farmaceutico e del gaming. L’adesione parziale sarebbe infatti avvenuta al prezzo minimo della forchetta, tanto da costringere gli azionisti a rinunciare.
Per Sisal non ha poi aiutato, probabilmente, la modalità dell’offerta: con tutto l’incasso finalizzato alla riduzione del debito dei private equity. Come pure non hanno giovato gli ultimi tre esercizi in rosso, anche se per cause esterne (sanzione della Corte dei Conti) visto che la società genera parecchia cassa. E, forse, ha confuso gli istituzionali anche la presentazione del gruppo come un mix tra gaming (settore con multipli più bassi) e società di servizi di pagamento (con multipli più alti). Ora per Sisal si preannuncia la strada probabilmente più logica. Adesso è ancora presto e la ferita troppo fresca. Ma la cessione ad altri fondi (o a qualche industriale internazionale) sembra la wayout più logica per l’azienda.

  • michele |

    Buona Domenica a tutti!
    Il mercato ha le sue regole, e si sa!
    Le buone aziende generalmente non si quotano, e si sa!
    Purtuttavia, il clima non è più quello euforico della bolla internet del ’99 … col giusto orizzonte temporale, e dopo qualche temporale, il contadino raccoglierà i suoi frutti.

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