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Carige, la Fondazione aspetta ora l’ok dal Mef per l’aumento

La Fondazione Carige porta a termine la missione di discesa al 19% in Banca Carige e ora apre le discussioni con il Mef per il via libera alla partecipazione all’aumento di capitale dell’istituto ligure. Adesso la Fondazione (scesa dall’iniziale 46%) ha in tasca 250 milioni: con questa somma rimborserà parte del debito (complessivamente per 200 milioni) e seguirà (resta da capire se per tutta la sua quota del 19% o parzialmente) l’aumento di capitale da 800 milioni di euro che dovrebbe prendere avvio lunedì 16.
Nel frattempo circolano indiscrezioni sui fondi istituzionali che avrebbero comprato l’altro ieri il 10,86% dalla Fondazione, rilevando la quota fuori mercato. Sarebbero secondo i rumors cinque fondi (sia esteri sia italiani) con una strategia di medio termine e che seguiranno totalmente l’aumento di capitale. A individuarli sarebbe stata Banca Imi, l’advisor della Fondazione, che – malgrado le difficoltà di dover collocare quote di rilievo della banca genovese in un arco temporale ristretto – è riuscita a portare a termine con successo il compito. Nei prossimi giorni i nomi di alcuni di questi fondi (quelli che hanno superato il 2% del capitale) dovrebbero essere comunicati ufficialmente, ma per ora si possono soltanto fare ipotesi. Già lo scorso 21 maggio, quando era stato venduto con difficoltà il 10,96% della banca con un collocamento sul mercato, la Fondazione e l’advisor Imi si erano rivolti a investitori come Tosca Fund, De Shaw, Glg, fino all’immancabile brasiliana Btg Pactual, già socio di Mps, ma anche investitori italiani come Kairos, Mediolanum e Anima. Anche l’altro ieri, con la cessione fuori mercato di un altro 10,86%, i nomi sarebbero di istituzionali con queste caratteristiche.
A questo punto si possono fare i conti sui soldi incassati dalla Fondazione. Il 22 maggio l’ente presieduto da Paolo Momigliano ha incassato 95,2 milioni per il 10,96%, mentre l’altro ieri 91,2 milioni per un 10,86%. In precedenza grazie ad altre cessioni di pacchetti più piccoli sul mercato la Fondazione aveva incassato 63 milioni. In tutto la somma fa appunto 250 milioni. Di sicuro il momento non era dei migliori per un’operazione di questo tipo. E lo si è visto con il tentativo fallito il 21 maggio di cedere il 15% sul mercato. Secondo una stima, il prezzo di vendita unitario del pacchetto di azioni da parte della Fondazione dovrebbe essere di 0,386 euro, livello inferiore del 6% agli attuali corsi di Borsa.
Ora tuttavia si guarda all’aumento di capitale che, in attesa del via libera Consob al prospetto, dovrebbe partire lunedì 16. Il Cda della banca dovrebbe essere giovedì. Il mercato ora sembra apprezzare la contendibilità della banca e scommette su imminenti colpi di scena, con investitori che potrebbero scendere in campo per aggiudicarsi il controllo di Carige. Non è infatti un mistero che la Investindustrial di Andrea Bonomi è ancora interessata a Carige. A guardare all’aumento di capitale, nel caso si aprissero delle opportunità, sarebbe ora anche il finanziere Raffaele Mincione, già socio di Bpm. La Borsa ieri ha così approvato la nuova fase. Il titolo di Carige ha archiviato il 7,24% a 0,4397 euro. A influire sul giudizio degli investitori non solo la variabile contendibilità, ma anche il fatto che, grazie alla cessione dell’ultimo 10,86% dell’ente, ora viene a mancare il rischio di overhang (eccesso di carta) sul titolo.