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Borse, matite, grandi magazzini: l’Old Economy vince la sfida delle quotazioni a Piazza Affari

La Old Economy e' la vera regina delle quotazioni a Piazza Affari. Sono le societa' con business tradizionale e ben noto da anni ai consumatori finali a farla da padrone nelle prossime matricole di Borsa.

Si va infatti dai magazzini Ovs Industry (gli ex Oviesse storicamente noti visto che il primo negozio apre a Padova nel 1972), ristrutturati dopo l'ingresso dei private equity nel gruppo Coin, alle matite di Fila, arcinote per generazioni di bambini e che fanno capo alla Fabbrica Italiana Lapis e Affini fondata a Firenze nel lontano 1920. Fino al mattone di Sorgente Group, una delle societa' immobiliari con la storia piu' datata visto che nasce nel 1910, e al sempreverde fashion: dalle borse di Braccialini, fondata nel 1954, fino a Liu Jo, azienda modenese fondata a Carpi (in provincia di Modena nel piu' vicino 1995). Unico caso fuori dal coro e' quello di Fineco, brand del trading online che Unicredit ha deciso di far rientrare in Borsa. Infatti proprio Fineco in Borsa era entrata in modo indiretto ai tempi della fusione con la Bipop Carire, la banca di Bruno Sonzogni e Maurizio Cozzolini che da star della New Economy era diventata nei primi anni 2000 uno dei casi piu' noti di risparmio tradito. Ora Fineco, rinata sotto la gestione Unicredit, punta ad approdare con successo a Piazza Affari. Unica superstite delle aziende della New Economy, surclassata in Italia dai gruppi con storia almeno trentennale e con business tradizionale.