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Moby-Cin, il faro della Procura e la relazione Chiaruttini sulle operazioni tra parti correlate

Cin-Tirrenia chiede il concordato in continuità al Tribunale di Milano. Ma i riflettori sono allo stesso tempo sulle mosse della Procura del capoluogo lombardo (il cui Pm Roberto Fontana ha congelato l’istanza di fallimento presentata un mese fa) che da oltre un anno tiene il dossier Moby-Cin sotto osservazione.

Una parte rilevante della documentazione della proposta di concordato è sui rapporti con parti correlate, in particolare con la controllante Moby. Nella richiesta di concordato si legge che Cin ha corrisposto in favore di Moby dividendi e riserve di patrimonio netto per 95 milioni anche procedendo a dismettere cinque delle sue motonavi.

In evidenza ci sono le relazioni tra Cin, Moby e la Fratelli Onorato Armatori Srl, la società di famiglia. Per effetto dei contratti, tra il 2015 e il 30 giugno 2020 Moby ha ricevuto da Cin e quindi trasferito a Fratelli Onorato risorse per 47,8 milioni (senza apposita perizia di stima predisposta da parte di un soggetto terzo).

Su questo versante molte criticità sono già state evidenziate dalle due relazioni dello studio Chiaruttini (sia su Moby sia su Cin) su richiesta dell’attestatore Riccardo Ranalli che ha alzato il sipario consentendo un’operazione-verità sulla gestione passata di Moby-Cin, operazione verità che rappresenta ad oggi un caso forse unico nella casistica del diritto fallimentare.