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Autostrade, solo Cdp in campo. Ma resta l’incognita sulla valutazione e il nodo Tci

Quanto durerà ancora la querelle tra Cdp e Atlantia per il controllo di Autostrade? L’impressione, al termine della giornata di oggi, è che sia sempre più vicina la strada del controllo della cordata Cdp-fondi, anche se in salita, sull’infrastruttura della famiglia Benetton. Ma non tutto è appunto così semplice: il progetto di scissione è stato oggi bloccato, ma resta un nodo, quello della valutazione di Autostrade (9,1 miliardi) che secondo diversi investitori istituzionali di Atlantia (a cominciare dal fondo Tci che ha in mente una valutazione di 11-12 miliardi) è ritenuta prezzo non congruo, soprattutto se confrontato con i multipli di altre transazioni sulle autostrade europee. L’assenza di un’asta, e quindi di una procedura competitiva fra diversi soggetti (con la Cdp come unico acquirente in campo) secondo gli investitori istituzionali presuppone inoltre che il prezzo proposto sia fisiologicamente più basso di quello che si potrebbe ottenere con un’asta.

Il voto contrario allo scissione

Intanto ieri c’è stato il prevedibile e annunciato voto contrario in assemblea dei soci Edizione – della famiglia Benetton – e Fondazione Crt (che ha circa il 5% di Atlantia ma anche l’1,5% di Cdp) che ha bloccato definitivamente il progetto di scissione di Aspi dalla controllante Atlantia. Una bocciatura attesa ma non scontata, dal momento che i due soci, insieme, detengono circa il 35% del capitale.L’assise di Atlantia ha però registrato la partecipazione di solo il 72,32% del capitale sociale della società. La proposta di delibera della proroga, dal 31 marzo al 31 luglio, del termine per l’avveramento della condizione sospensiva del progetto di scissione, non ha così raggiunto il quorum deliberativo previsto dalla legge per le assemblee straordinarie. Il ‘sì’ alla proroga ha ottenuto infatti il voto favorevole di 1.167 azionisti pari al 51,8% del capitale presente in assemblea ed il voto contrario di 2 azionisti pari al 48,06%, mentre si sono astenuti 12 azionisti pari allo 0,14 % del capitale presente.

Una sola offerta sul tavolo
A questo punto, per il momento, ad Atlantia rimane una sola strada: accettare l’offerta vincolante giunta da Cdp Equity e i fondi Macquarie e Blackstone. La proposta della Cassa e dei fondi – per l’88% della società – valuta il 100% di Aspi 9,1 miliardi di euro. I soci di Atlantia, tra cui il fondo Tci, si sono più volte espressi contro questa valutazione, chiedendo a Cdp di introdurre “necessari” e “sostanziali” miglioramenti.

La revisione dei rischi legali
La Cassa ha così proceduto a una revisione non del prezzo, ma delle garanzie sui rischi legali di Atlantia. Elementi quali gli eventuali danni indiretti per il crollo del Ponte Morandi – che potrebbero passare da 700 a 500 milioni – che hanno comunque un impatto economico sul complesso dell’offerta. Lo scorso sabato il board di Cdp si è riunito proprio per affinare le clausole dell’offerta. Ma alla Cassa servono nuovi aggiornamenti e una decisione potrebbe essere presa nell’incontro del board del prossimo mercoledì.

Le incognite sulla strada della vendita a Cdp
Non è certo, comunque, che l’offerta di Cdp e fondi sia migliorata. Anzi, l’attuale mancanza di un’alternativa per Atlantia sul destino di Autostrade – bocciata la proposta di scissione in favore della newco Autostrade Concessioni e Costruzioni da quotarsi in Borsa – potrebbe far orientare la Cassa e soprattuto i fondi a non voler rivedere ulteriormente l’offerta. Inoltre qualora il board della holding accettasse infine l’offerta della cordata Cdp-fondi, mancherebbe l’ok dei soci in assemblea. Quindi si andrà a ridosso dell’estate, senza escludere che Tci e altri fondi possano allearsi per votare contro in assemblea, nel caso l’offerta di Cdp non venisse ritenuta congrua.