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Pavesi e Cera in campo nella vertenza legale da 500 milioni tra Banco e Cattolica

Avvocati in campo nella diatriba legale tra BancoBpm e Cattolica Assicurazioni. Secondo indiscrezioni, la vertenza sulla rottura dell’alleanza tra i due gruppi sarebbe infatti seguita dall’avvocato Carlo Pavesi per il Banco da una parte e dal professor Mario Cera, dall’altra parte, per Cattolica. Invece lo studio Gianni Origoni Grippo è a fianco di Generali.

Per risolvere la diatriba potrebbero servire parecchi mesi a meno che le parti non trovino un accordo al di fuori del collegio arbitrale, chiamato a risolvere la vertenza legale. Il professor Mario Cera e i legali di Cattolica avrebbero quantificato in 500 milioni il risarcimento da chiedere a Banco Bpm: 400 milioni relativi alla differenza fra la valutazione della joint venture fra il 2018 e oggi e 100 milioni per i danni subiti.

Il BancoBpm si è chiamato fuori dalla joint venture con Cattolica la scorsa settimana e ha chiamato a suo favore il diritto d’opzione per l’acquisto della quota del gruppo assicurativo.  Per il gruppo guidato da Giuseppe Castagna a seguito dell’ingresso del Leone di Trieste, Cattolica sarebbe finita sotto la forte influenza del nuovo socio Generali.

Nella lettera inviata viene messo in risalto che Cattolica “non ha sostanzialmente più la gestione di una parte rilevante degli investimenti, attività ora delegata a Generali, ha perso il controllo sulla gestione e la liquidazione dei sinistri dei rami infortuni e malattia, ha conferito a Generali l’appalto sui servizi relativi alla mobilità delle vetture assicurate da Cattolica e ha affidato a Generali la riassicurazione dei propri rischi”.

Inoltre l’istituto di credito sottolinea come il primo gruppo assicurativo italiano abbia posto “sia un veto assembleare su un ampio spettro di materie sia a livello consiliare su materie che per loro natura o soglia di materialità afferiscono alla gestione ordinaria della società”.

Dal primo aprile 2021 Cattolica diventerà inoltre Spa e sarà concreto il ruolo di primo azionista per Generali che avrà diritti di voto al 27,7%.

Totalmente opposta la posizione di Cattolica. “L’opzione di acquisto – si legge ancora – è stata richiesta da BancoBbpm  supponendo un asserito cambio di controllo di Cattolica, ai sensi dell’articolo 2359 del Codice Civile, quale supposta conseguenza dell’acquisizione, da parte di Assicurazioni Generali, del 24,46% del capitale sociale di Cattolica tramite la sottoscrizione dell’aumento di capitale riservato effettuato in data 23 ottobre”. Secondo Cattolica si tratta di una posizione “del tutto priva di fondamento, sotto ogni profilo” e che “non trova riscontro in alcuna previsione né di legge né di contratto come attestato da autorevoli pareri legali indipendenti e dagli orientamenti espressi dalle Autorità di Vigilanza, in particolare col provvedimento di autorizzazione rilasciato da Ivass all’ingresso di Generali nel capitale”.