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Su Valentino per il Qatar è l’ora del lascia o raddoppia

Tanti rumors sui gruppi del lusso nell’ultimo mese. Come mai? Ma andiamo per ordine.

1) I primi rumors ad uscire sono stati quelli sul gruppo Moncler: l’agenzia Bloomberg ha parlato di discussioni con la conglomerata Kering e come quest’ultima è interessata all’acquisto. Queste stesse indiscrezioni poi non hanno trovato seguito e le parti hanno provato a sminuirle, parlando di discussioni informali un po’ con tutti i soggetti del settore.

2) Lo scorso gennaio sono uscite indiscrezioni sul gruppo Prada quotato ad Hong Kong. A far uscire i rumors su una possibile vendita da parte della famiglia è stato il quotidiano Hong Kong Economic Times. Tuttavia un portavoce dell’azienda ha smentito queste indiscrezioni. Secondo le stesse indiscrezioni, smentite, Miuccia Prada e e il marito avrebbero incontrato François-Henri Pinault, il patron del gruppo Kering. La stessa Lvmh e Richemont erano dati come interessati a rilevare Prada.

3) Giovedì della scorsa settimana sono circolati rumors su una possibile intenzione da parte del fondo Mayhoola, che fa capo ai reali del Qatar, di vendere il gruppo Valentino. Anche qui sono arrivate le smentite di rito, volte a spiegare che anzi Mayhoola sta guardando ad acquisizioni.

Ora c’è da chiedersi perché nel giro di un mese siano uscite indiscrezioni su 3 gruppi del lusso italiani, tra i pochi rimasti globali e in un certo modo indipendenti, assieme ad Armani e pochi altri.

Ritengo semplicistiche le versioni di chi smentisce e nega tutto. Guardiamo Valentino. Mayhoola, ad esempio, stava studiando una quotazione per Valentino, tanto è vero che un incarico era stato dato a Rothschild.

Allora bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Nel settore del lusso è in atto un processo di consolidamento da qualche anno. I grandi gruppi del lusso sono sempre più globali. Stanno nascendo grandi conglomerate con numerosi marchi in portafoglio. Tra qualche anno sarà difficile per le griffe indipendenti contrastare gruppi come Kering, Lvmh o l’americana Michael Kors, che ha comprato Versace.

Anche per Prada, Moncler e Valentino il problema si pone. Un brand del lusso ha una fase di crescita, stabilità e possibile declino, una volta raggiunto il picco. Dopo la discesa, con gli opportuni rinnovamenti, la maison tende a ripartire. Per questo motivo le conglomerate come Lvmh e Kering sono diversificate.

Detto questo, si capisce perché per Moncler, ad esempio, sia necessaria una mossa in qualche direzione. Remo Ruffini è stato bravissimo a rivitalizzare il brand, ma ora è necessaria una svolta di qualche tipo. A Moncler è stato proposto il dossier Golden Goose, ma l’azienda non è stata interessata.

Per Valentino è storia a parte. Ormai da qualche mese circolano indiscrezioni sulla fase di studio di opzioni strategiche da parte dell’azionista Mayhoola. Le banche d’affari hanno presentato diversi progetti, compresa la vendita della griffe. Ma Mayhoola non ha preso alcuna decisione. Il tema è che per la holding del Qatar è ora di fare una scelta: una sorta di lascia o raddoppia. Quindi lasciare la maison oppure raddoppiare con acquisizioni. Il mercato del lusso del resto va verso questa direzione.

Foto dal sito di Valentino

  • Nature Study, 1984 |

    C’è tendenza al consolidamento forse perchè preme forte oggi la necessità di mantenere l’unicità della firma che spesso stride col grande amore fraterno tra lusso e fondi, bell’articolo, saluti!

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