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Moby, hedge contro Onorato. Ecco perché in Tribunale sarà discusso un caso inedito del diritto fallimentare

Il prossimo 3 ottobre, giovedì, sul tavolo del presidente del Tribunale fallimentare di Milano Alida Paluchowski, ci sarà un tema che, se avrà continuazione e non sarà bocciato, potrebbe rappresentare un modello da seguire su altre vicende simili. Il caso è complesso. Si tratta dell’istanza di fallimento sul gruppo Moby presentata dal gruppo di hedge fund bondholder della società armatoriale della famiglia Onorato, che ha in circolazione un’emissione da 300 milioni.
I fondi lamentano un’insolvenza prospettica e futura, prevedibile nel febbraio 2020 quando Moby dovrà pagare la cedola sui bond. Ma al momento Moby non è per niente insolvente: anzi, ha sempre rispettato le scadenze.

In pratica i fondi accusano la famiglia Onorato di aver mal-gestito l’azienda e aver dissipato il patrimonio a garanzia del bond. Per i fondi, insomma, bisognerà muoversi subito o sarà troppo tardi. Due sono gli articoli del codice fallimentare a loro sostegno: l’articolo 5, per il quale l’insolvenza può essere dimostrata anche con la prova di una gestione scorretta, che a sua volta può portare a dissipare il patrimonio del gruppo. Ma anche l’articolo 15 secondo il quale il giudice ha il potere di intervenire in questi casi.

Tuttavia il caso in questione è una novità abbastanza inedita nel caso dei default, che sono sempre avvenuti nel momento in cui una società non ha onorato una scadenza. Qui invece si presume un’ipotetica insolvenza futura. Tanto che Onorato, l’azionista, non ha perso l’occasione per bollare gli hedge fund come “speculatori con sede in paradisi off-shore”.

Insomma, non sarà facile arrivare a un verdetto. Teoricamente il giudice potrebbe rinviare la decisione, per meglio analizzare le carte. In ogni caso le possibili decisioni potrebbero essere tre: rigettare l’istanza dei fondi, accettarla, oppure con una soluzione di compromesso, nominare un commissario. Non resta, dunque, che aspettare il giudice.