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Per la vendita delle figurine Panini gli azionisti attendono gli Europei 2020

Due gruppi europei e due gruppi americani hanno nel radar le figurine dei calciatori made in Italy Panini. Nuovo capitolo nella trattativa che, ormai da diversi mesi, stanno conducendo gli azionisti del gruppo di Modena, che dal 1954 è sinonimo di figurine dei calciatori in tutto il mondo, oltre a stampare le strisce di Topolino e dei fumetti Marvel. Nei giorni scorsi ci ssrebbero stati altre discussioni per rilevare il pacchetto azionario dall’italo-argentino Aldo Hugo Sallustro, attuale amministratore delegato, e dalla famiglia bolognese Baroni. Al lavoro, per conto dei soci, ci sarebbe l’advisor finanziario Lincoln.
Il nodo resta il prezzo: i buyer americani ed europei, che non hanno ancora effettuato una due diligence, puntano ad un’offerta di circa un miliardo, ma gli attuali azionisti valutando il gruppo almeno un miliardo e mezzo.
Panini, che ha 450 dipendenti a Modena, dove vuole che resti il cuore della produzione, altri 700 nel mondo e nelle consociate più importanti in Usa, Francia, Inghilterra, Spagna e Germania, ha un fatturato che, mediamente, si aggira sui 550 milioni di euro, con forti up-trend negli anni degli Europei e dei Mondiali di calcio. L’ultimo bilancio, che l’anno scorso coincideva con i Mondiali in Russia, è particolarmente atteso e non dovrebbe essere molto lontano da 800 milioni di euro con un Mol di 200 milioni. Si calcola che la Panini diffonda 5 miliardi di figurine all’anno; in Italia produce una trentina di collezioni, che diventano 400 nel resto del mondo. Della vendita dell’azienda si parla ormai dai diversi anni.
Una delle ipotesi, circolata però in passato, era stata anche quella della fusione con il gruppo neworkese The Topps Company, multinazionale nata nel tabacco ma poi sviluppatasi nel business degli album di figurine negli Stati Uniti (soprattutto nel baseball) ma anche in Europa con i diritti della premier League inglese dopo aver rilevato le attività della Merlin Publishing. Tuttavia questa trattativa era poi naufragata.
Ora ci potrebbero essere altri compratori. Questa potrebbe essere la volta buona, anche se qualche osservatore vicino alle trattative fa notare che gli azionisti potrebbero aspettare a cedere il pacchetto di controllo nel 2020, quando saranno inclusi nel fatturato gli effetti egli Europei di calcio e delle nuove licenze acquisite nel mondo.