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Summit in Assogestioni tra gli obbligazionisti coinvolti nel concordato Cmc

È previsto per il prossimo martedì 18 dicembre in Assogestioni l’incontro con le società, Sgr sia italiane sia straniere, che hanno in portafoglio le obbligazioni di Cmc, uno dei maggiori gruppi delle costruzioni in Italia, finito in crisi finanziaria.
L’obiettivo è quello di fare il punto della situazione e nominare un consulente finanziario (o più advisor) che coordini il comitato dei creditori, in vista dell’approvazione in assemblea del piano di concordato. Tra le istituzioni finanziarie esposte sul bond Cmc ci sarebbero, fra le altre, secondo le indiscrezioni, Mediolanum e Eurizon.Sarebbero così in corsa due advisor finanziari, uno italiano e uno inglese, per ottenere l’incarico.
Oggi i bond Cmc sono infatti molto parcellizzati: in mano a decine di istituzionali e asset manager, in gran parte italiani. Negli ultimi mesi ha fatto però il suo ingresso sulle emissioni qualche hedge fund estero.
Una parte, anche se più piccola, è stata acquistata dal retail che ha posizioni anche di un certo rilievo: tra i 200mila e i 500mila euro. Basta pensare che il taglio minimo era di 100mila euro.
C’è da dire che il bond Cmc era stato collocato, come da prospetto, soltanto agli istituzionali, ma poi è finito, non si sa tramite quale canale, anche alla clientela privata, ovviamente assai facoltosa visto il ticket minimo dell’obbligazione.
Oggi intanto termina il cosiddetto periodo di grazia dopo che lo scorso 15 novembre era saltato il pagamento della cedola da 10 milioni. Si tratta ovviamente di una scadenza ormai superata dagli eventi. La richiesta di concordato ha congelato infatti tutti i pagamenti precedenti al 4 dicembre.
Bisogna ricordare che in circolazione ci sono due bond, per 575 milioni di euro: uno con scadenza 2022 per 250 milioni e un altro con scadenza 2023 per 325 milioni. La cedola non pagata (per 10 milioni) è relativa al bond con scadenza 2023.
Gli advisor, tra cui Mediobanca e lo studio Trombone, sono al lavoro per definire in tempi rapidi o un accordo di ristrutturazione del debito o un progetto di concordato. Per farlo dovranno mettere nero su bianco l’intera esposizione della società che, stando ai dati più recenti, vale 900 milioni di euro solo con riferimento ai debiti finanziari.
I consulenti sono al lavoro per la presentazione del piano concordatario che dovrebbe probabilmente vedere la luce entro inizio febbraio, tranne che non venga richiesta una proroga di altri 60 giorni.
L’obiettivo è arrivare all’assemblea dei creditori (non solo gli obbligazionisti ma anche le banche e i fornitori) dove verrà presentato il piano concordatario: proposta che verrà esaminata dai creditori per l’approvazione.
Due le ipotesi per i numerosi bondholder: sul tavolo ci sono un write off dell’importo dei bond oppure un cambiamento delle condizioni delle obbligazioni. Una conversione in «equity» appare, invece, una strada difficile, in quanto Cmc ha la forma giuridica di una cooperativa.