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Il governo giallo-verde infila nelle sabbie mobili i dossier Alitalia e Fs

Devo essere sincero. I passi effettuati dal governo 5 Stelle e Lega sui dossier Alitalia, Ferrovie dello Stato sono quanto di peggio si potesse aspettare. La strategia è quella di buttare la palla avanti aspettando non si sa quale evento: ma prendendo tempo, le cose non potranno che peggiorare su dossier così delicati.

Su Alitalia il piano per il rilancio della compagnia sarebbe quello di creare una newco partecipata da Ferrovie, Poste e Cassa depositi e prestiti. Tra settembre e ottobre sarà presentato il nuovo piano industriale che prevede la nazionalizzazione totale. Oltre al fatto che l’operazione sarebbe vista dalla Ue come aiuti di Stato, l’ingresso di Ferrovie, Poste e Cassa depositi e prestiti in Alitalia non ha alcun senso: sarebbe un carrozzone statale dove fra l’altro verrebbero utilizzati i soldi del risparmio postale su una compagnia aerea che storicamente assorbe molta cassa. Inoltre se da una parte potrebbe avere senso l’ingresso di Fs sulla tratte nazionali, non si capisce come Fs (e tanto meno Poste) possano entrare nel business delle tratte internazionali. In più Poste stessa ha una compagnia aerea (la Mistral) di cui si sta cercando di liberare in quanto non rappresenta core business. L’unico modo di rilanciare Alitalia era una partnership con una compagnia estera: ma chi tra Lufthansa, Air France e altre avrà il coraggio di investire in Italia con questi chiari di luna politici?

Su Ferrovie dello Stato si è invece mandata all’aria una quotazione dell’Alta Velocità e delle tratte veloci che poteva essere utile per generare e liberare risorse per gli investimenti: l’Alta velocità (come insegnano all’estero) è il futuro di un Paese. Inoltre come dimostra la vendita di Italo a un fondo americano, le valutazioni delle infrastrutture italiane sono assai elevate. In modo indiretto, dopo l’Ipo, potevano essere liberate risorse anche per i treni regionali, che rappresentano il network da rifondare di Ferrovie dello Stato. Proprio con la giustificazione populista di guardare prima ai pendolari, il ministro Toninelli ha archiviato qualsiasi progetto finanziario per l’Alta Velocità. Con l’effetto che per ora tutto resterà nelle sabbie mobili, sia l’alta velocità sia le tratte regionali.

  • paolo ghelardi |

    E’ evidente che le opinioni motivate, a differenza di quelle che supportano il vento del conformismo, hanno difficilmente diritto di domicilio; ma ci riprovo. Questa compagnia sul finire degli anni 40 ha avuto i suoi natali ed ancora negli anni 80-90 era ai vertici delle linee aeree mondiali. Vorrei ricordare la sua rete diffusa all’Australia, all’Africa, al Sud America, all’Oriente ed al Nord America, tutte esercìte con B747, unici aerei di prestigio, posseduti dai più famosi vettori intercontinentali. Dall’avvento di Prodi e quindi Fantozzi è iniziato l'”atterraggio”, con la disumana direttiva di acquistare gli aerei del “futuro” ad elica, gli ATR, con l’abbandono progressivo della rete intercontinentale, del settore Cargo (3 MD11 e 2 747F) in favore dello scellerato piano di ridurre il perimetro al corto-medio raggio, andando ad immolarsi nelle braccia delle low-cost. L’occasione per disfarsi di ben 13 747, i gioielli di famiglia, è stato l’abbattimento delle torri gemelle; si doveva fare cassa e, come fanno i tossici che vendono la collana della mamma, si è provveduto a disfarsi di tutti gli aeromobili migliori, a prendere in leasing il prendibile di classe assai inferiore (777, A330), adducendo la responsabilità di tutto ciò ai terroristi. Ma il delitto perfetto si compì con i capitani coraggiosi, che, non sapendone assolutamente nulla di aviazione, si orientarono ancor più a limitare gli orizzonti al corto raggio, utilizzando alcuni aerei dirottati da AirOne su Alitalia, ovviamente inadatti tecnicamente ad esprimere una flotta di lungo raggio. Ecco, poi vennero i governi della destra liberista mascherata da sinistra, con il ritornello della necessità di vendere il “carrozzone”. Tale sciocchezza prescindeva e prescinde oggi da due considerazioni: 1) le partnership con altre compagnie aeree non possono che essere predisposte per essere svantaggiose per Alitalia, l’orfana accolta in casa da altri (si è visto l’esempio dell’odalisca Etihad che non ha ceduto un aereo di lungo raggio ad Alitalia per riprendere la rotta, tranne l’A340, ciofecha definita anche Air Renzi, in leasing). Lufthansa caricherebbe passeggeri in Italia per portarseli a Francoforte: cosa si pensa, che LH venga qui a regalare aerei di lungo raggio per ricostituire le rotte redditizie e perderci lei in Germania?? 2) il Paese Italia potrebbe vivere principalmente di turismo: senza una struttura di trasporto (terra, aria e mare, ovviamente) solida e posseduta o fortemente asservita allo Stato Italiano non si può pensare di alimentare la nostra industria “naturale” più forte che sarebbe proprio il turismo. E’ l’industria, unica in Italia, che col paesaggio offre materia prima gratuita. Ovviamente far fare soldi ad altre compagnie straniere è da dementi; bisogna reimpossessarsi di un mezzo di diffusione del buon nome italiano nel mondo quale era Alitalia. Una compagnia aerea di prestigio, gestita dallo Stato, sarebbe un biglietto da visita per alimentare l’industria turistica. Inotre, tutto il settore cargo, date le esportazioni dall’Italia, andrebbe ricostituito e non trascurato come oggi.
    Per fare ciò bisogna trovare il denaro per l’acquisto (non leasing) di aerei di prestigio per costituire una flotta intercontinentale simile a quella che Alitalia possedeva negli anni 70, 80, 90. Servono circa 4 miliardi. Bisogna trovarli; sarà un buon investimento. Altro che “carrozzone”. E la si smetta di attribuire colpe ai lavoratori Alitalia che sono stati vittime decennali di inetti messi a dirigere l’azienda per un paio d’anni ciascuno (fino ai tempi recentissimi), andandosene poi con TFR milionari (in Euro) e risultati inversamente proporzionali ai compensi elargiti loro. L’augurio è che la “finta sinistra” renziana non ci metta più becco e neppure i mandanti dei capitani coraggiosi. Avanti così, non demordete, Alitalia è una parte dello Stato, cioè è proprietà dei cittadini italiani, di cui deve portare il prestigio nel mondo.

  • tippete |

    Ho titolo a parlare di Alitalia per averle dedicato i quindici anni piu’ intensi della mia vita, per aver contribuito attivamente a bilanci che chiudevano in nero, per aver rischiato la vita in missione: la Compagnia di oggi non sarà mai un asset per l’Italia, che potrà buttarci dentro tutti i miliardi che vuole, ma non riuscirà mai a farla tornare redditizia.

  • borsani emilia |

    Ritengo necessario bloccare l’ennesimo spreco di denaro pubblico per Alitalia.I,nformare i cittadini che verrebbero utilizzati i loro risparmi postali, PER CORTESIA PROMUOVETE AZIONI DI INDIGNAZIONE

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