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Il 3 agosto l’analisi delle offerte per Npl e piattaforma del BancoBpm. Sei cordate in gara. Ecco cosa potrebbe decidere la banca

Primo passaggio in cda per le offerte presentate dalle cordate interessate agli npl di Banco Bpm. Nel corso della riunione odierna del cda, secondo quanto ricostruito da Radiocor, l’a.d. Giuseppe Castagna ha fornito ai consiglieri una breve illustrazione dalla procedura in corso, che ha visto recapitare all’istituto 6-7 attraverso gli advisor Deutsche Bank e Deloitte. Banco Bpm deve cedere almeno 3,5 miliardi di npl per raggiungere i target comunicati alla Bce, ma l’istituto studia anche la possibilità di includere nel pacchetto la piattaforma di gestione. In questo caso l’ammontare di npl oggetto di cessione potrebbe arrivare fino alla totalità dei crediti deteriorati ancora in portafoglio, vale a dire 9,5 miliardi. E non sono escluse soluzioni intermedie. Il prossimo appuntamento in calendario è il cda del 3 agosto, che dovrà approvare i conti semestrali. Secondo quanto si apprende, quella sarà l’occasione per un esame più approfondito delle offerte sugli npl e si potrà anche arrivare a una scelta sulla strada da percorrere, vale a dire se optare soltanto per la vendita dei 3,5 miliardi di crediti deteriorati o se puntare a cedere anche la piattaforma. Salvo sorprese non si arriverà in ogni caso anche alla scelta dell’acquirente: la chiusura dell’operazione è infatti attesa dopo l’estate. Al momento, spiegano fonti di mercato, per Banco Bpm restano aperte tutte le strade, anche se sembra farsi più concreta la prospettiva che l’istituto si limiti a cedere gli npl necessari a soddisfare gli impegni con la Bce e valuti al limite di alleggerire ulteriormente lo stock il prossimo anno. La vendita della piattaforma, che resta comunque sul tavolo, porterebbe infatti con sé un maggior numero di nodi da sciogliere, a partire dal tema sindacale connesso ai lavoratori che sarebbero coinvolti dalla cessione.

Secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, tra i pretendenti in gara per gli npl del Banco Bpm ci sarebbero una cordata composta da Tpg, Davidson Kempner Capital Management e Prelios (assistiti da Mediobanca e Rothschild), un’altra con Fonspa ed Elliott (affiancati dall’advisor Goldman e dal consulente Cbre), poi DoBank-Fortress (con Citi), Varde assieme al servicer Guber, ma anche il colosso americano degli investimenti alternativi Cerberus (con Lazard e Vitale come consulenti), fino a Pimco affiancato a Phoenix Asset Management. Il gruppo Crc, che doveva correre da solo, si sarebbe invece unito alla cordata Tpg, Davidson Kempner Capital Management e Prelios. Quindi alla fine le offerte dovrebbero essere sei.

Ma cosa potrebbe decidere BancoBpm? Potrebbe decidere di cedere soltanto i 3,5 miliardi di Npl necessari a raggiungere il target di smaltimento deciso con la Bce. Ma potrebbe anche aumentare il perimetro fino a 8 se non addirittura 9,5 miliardi di cessioni, quindi andando a ripulire delle sofferenze il gruppo, un po’ sulla scia di quanto fatto da Unicredit un anno e mezzo fa. La cessione della piattaforma è direttamente proporzionale ai volumi di Npl da vendere: se sarà fatta totale pulizia è ovvio che la cessione della maggioranza della piattaforma sarà una scelta obbligata.