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Persidera, RaiWay e Ei Towers cercano alleanze. Ma irrompe Discovery

Per il riassetto di Persidera prendono corpo possibili future alleanze tra gruppi strategici e fondi di private equity.
Sulla controllata di Telecom Italia è infatti in corso la due diligence da parte dei potenziali compratori. E, secondo i rumors, in corsa ci sarebbero private equity come F2i oltre a soggetti strategici come RaiWay e Ei Towers. Ma, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, in campo ci sarebbe anche il gruppo americano Discovery, ovviamente molto interessato al dossier in quanto affitta i Mux di Persidera.
Il termine ultimo per le offerte sarebbe a metà gennaio, ma secondo diversi addetti ai lavori c’è un tema importante da considerare: il nodo antitrust. Infatti alcuni soggetti, come appunto RaiWay ed Ei Towers, per motivazioni di concentrazione non potrebbero presentarsi da soli.
Tra le ipotesi al vaglio da parte di Ei Towers e RaiWay ci sarebbe quella della cordata con fondi di private equity: in modo che la proprietà dei Mux possa fare capo a un investitore, mentre la gestione a un soggetto industriale.
Tuttavia in questa fase della gara non sarebbero ancora stati formalizzati i potenziali consorzi. Proprio RaiWay, del resto, ha pubblicamente manifestato il suo interesse per i multiplex di Persidera.
Al lavoro sono gli advisor Lazard e Barclays, dopo che ad inizio processo Credit Suisse aveva fornito una valutazione dell’operazione. Da notare che i soggetti in gara sono quelli restati dopo una pesante scrematura dai 70 gruppi (finanziari e industriali) invitati all’inizio della procedura con l’invio dei teaser.
Molti private equity hanno deciso di non prendere in considerazione il dossier. Tra i soggetti che avrebbero in corso, al momento, la due diligence ci sarebbe anche F2i. Invece Clessidra avrebbe abbandonato la gara.
Attualmente l’azienda ha 5 multiplex ed è controllata al 70% da Tim e al 30% da Gedi. L’azienda ha attività infrastrutturali, ma anche di servizi.L’attuale Persidera è una società ben diversa da quella finita sul mercato tre anni fa.
Nel 2017 è venuto a mancare il contratto con il gruppo Cairo e la 7. Ora il management sta lavorando sullo sviluppo. Tra i principali clienti ci sono tutti i network indipendenti, tra i quali anche Discovery: ecco spiegato dunque il motivo per il quale il gruppo statunitense ha preso parte al processo d’asta. L’azienda nel 2016 ha realizzato un fatturato di 80 milioni, un Ebitda di oltre 40 milioni e un utile di circa 15 milioni di euro, distribuendo dividendi per 13 milioni di euro e con un debito di 53 milioni.