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Incognita hedge sulla conversione Carige: ecco chi sono i fondi ago della bilancia

C’è un’incognita, anche se il rischio pare basso, sul Liability Management Exercise (Lme), cioè la conversione dei bond. È quella che starebbe cercando di concretizzare l’hedge fund Numen, operatore con sede a Londra: il fondo starebbe riflettendo che fare ma secondo alcuni rumors potrebbe cercare alleati per votare nell’assemblea dedicata dei bondholders contro la conversione stessa. Secondo alcune fonti si tratterebbe di ostruzionismo tramite il quale gli hedge stessi starebbero cercando di ottenere un vantaggio sulla conversione. Secondo fonti vicine all’hedge fund londinese, invece, nulla sarebbe ancora stato deciso e l’operatore starebbe dialogando con la banca genovese.
In realtà, l’Lme ha buone probabilità di andare in porto: tra i possessori delle obbligazioni ci sono gruppi come Intesa Sanpaolo, Generali e Unipol che, anche per motivazioni di sistema, dovrebbero essere favorevoli .
Lme dovrebbe generare tra 200 e 260 milioni (con uno sconto medio del 50% sui 510 milioni di obbligazioni in circolazione). Altri 200-250 milioni dovrebbero arrivare dalle cessioni ormai vicine (l’immobile di Corso Vittorio Emanuele a Milano verrà finalizzato settimana prossima). Infine, se tutto procederà secondo attese, al termine della conversione partirà l’aumento da 560 milioni garantito da Credit Suisse e Deutsche Bank. Il livello di copertura degli Npl arriverà al 67% e quello degli «unlikely to pay» al 35-40% sul livello di un competitor come Bper. Così Carige varrà un multiplo di 0,25 come «tangible book value» rispetto ai 0,45-0,50 di istituti come appunto la stessa Bper con un potenziale «upside» per gli investitori.