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Cdp studia polo italiano della chimica con Versalis, Mossi Ghisolfi e Polynt

Un grande polo italiano della chimica sotto la regia della Cassa Depositi e Prestiti. Il progetto, in fase embrionale, sarebbe stato discusso nelle camere di Cdp e sarebbe tra le opzioni che Eni starebbe valutando per la propria controllata Versalis.
Il piano prevederebbe l’unione proprio di Versalis con la Mossi Ghisolfi e con le attività italiane di Polynt. Per ora si tratterebbe soltanto di un progetto, presentato anche da qualche banca d’affari e consulente, e non ci sarebbe una trattativa fra le parti coinvolte.

Il piano verrebbe incontro alla missione che si è data la Cdp, visto che andrebbe a costituire un campione nazionale nel settore della chimica capace di competere con i grandi gruppi internazionali e con focus sul sostenibile.
Oggi l’Italia è il terzo produttore chimico d’Europa, dietro Germania e Francia. Ma l’Asia sta espandendosi, grazie all’accesso alle materie prime e ai costi contenuti. Non c’è un colosso tricolore di dimensioni vicine ai leader globali (tutta la chimica italiana fattura una cinquantina di miliardi).
Negli ultimi mesi Eni su Versalis ha dimostrato di avere le idee chiare: accantonata dopo alcuni tentativi l’opzione della cessione, il colosso italiano dell’energia guidato da Claudio Descalzi sta valutando diverse opzioni. Una è la quotazione, ma sul tavolo c’è anche l’opzione di fare di Versalis (che in un recente report di Equita viene valorizzata 1,8 miliardi) la piattaforma per costituire un grande polo italiano.
Inoltre le attività di Versalis, malgrado abbiano numeri assai piccoli rispetto all’imponente bilancio consolidato di Eni, sono state rilanciate. Nei primi sei mesi 2017 la chimica di Eni ha raggiunto un risultato record, con un Ebit di 300 milioni, lo stesso valore registrato nell’intero 2015, grazie agli sforzi fatti per il riposizionamento dei portafogli prodotti e per la ricerca.
Mossi Ghisolfi da parte sua, fondata nel 1953, è controllata dalla società M&G Finanziaria, della famiglia Ghisolfi e presieduta da Vittorio Ghisolfi. È leader nell’innovazione applicata al settore del Pet e dei prodotti chimici rinnovabili derivati da biomasse. Opera in Europa, Stati Uniti, Sudamerica e Asia, con un fatturato annuo di oltre 3 miliardi di dollari.
C’è, infine, Polynt che si è fusa con il gruppo americano Reichhold. Ad interessare sarebbero le attività italiane del gruppo, che fattura 2 miliardi, e che è controllato da due private equity: Investindustrial e BlackDiamond Capital. C’è da dire che la fusione è appena stata realizzata e la società fondata da Andrea Bonomi non sarebbe, almeno al momento, interessata al progetto del polo italiano della chimica.