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Telecom Italia, i private equity puntano alla battaglia «proxy fight» contro Vivendi

I grandi private equity internazionali stanno alla finestra, pronti a intervenire, su Telecom Italia. Anzi, in ambienti finanziari, c’è chi scommette che potrebbero a breve muoversi ed uscire allo scoperto tra agosto e settembre.
Il piano sarebbe secondo le indiscrezioni allo studio: i fondi punterebbero a rastrellare pacchetti di azioni Telecom Italia per poi indire un’assemblea, prima di quella prevista nel maggio prossimo, e lanciare quella che in gergo finanziario viene definita una «proxy fight».
Vale a dire la “battaglia” attraverso la quale alcuni soci tentano di acquisire il controllo di un’azienda raccogliendo dagli azionisti esistenti il numero di deleghe necessario per avere in assemblea la maggioranza dei diritti di voto. L’obiettivo, in questo caso, sarebbe la sfiducia al cda e il suo rinnovo.
Per ora si tratta di uno scenario, tuttavia avvalorato da diverse fonti. I nomi che circolano per lanciare un’iniziativa di questo tipo sono quelli delle grandi «firm» internazionali del private equity, ricche di liquidità: tra gli addetti ai lavori circolano i nomi di gruppi americani come Apax e Blackstone, anche se per ora non ci sono conferme in questa direzione.
I private equity potrebbero cercare l’appoggio dei tanti hedge fund e investitori istituzionali che sono ormai in diversi casi su posizioni opposte rispetto all’azionista Vivendi.
Del resto, storicamente negli ultimi anni gli investitori istituzionali hanno raggruppato nelle assemblee Telecom posizioni importanti.
L’ultimo esempio c’è stato quest’anno. Nello scorso maggio, all’assemblea chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione della società telefonica, la lista di Vivendi, con 10 candidati, è passata come lista di maggioranza, ma lo scarto rispetto alla lista presentata dai fondi, con 5 candidati, è stato solo dello 0,3 per cento. La lista del gruppo presieduto da Vincent Bollorè ha ricevuto voti favorevoli per il 49,37% dei presenti, mentre quella dei fondi è stata votata dal 49,005 per cento.
Insomma, nelle assemblee Telecom, sia nelle ultime sia in quelle passate, c’è stato un testa a testa, che per ora è stato sempre a favore del socio di controllo, come ai tempi di Telco e dell’investitore Marco Fossati, secondo azionista che chiedeva più spazio nel gruppo.
Ma queste sconfitte di misura sono maturate in passato anche per la “timidezza” degli investitori istituzionali che hanno presentato sempre liste ristrette di nomi.
Negli ultimi mesi poi sono emerse divergenze concrete tra Vivendi e i fondi. E, tra i temi più caldi che separano oggi Vivendi e gli investitori istituzionali-soci, c’è anche il ruolo egemonizzante del gruppo transalpino, su cui stanno anche indagando le Authority italiane per accertare la natura dei rapporti tra Tim e Vivendi e l’influenza del socio transalpino, che ormai ha autodichiarato «direzione e controllo» sull’ex monopolista delle tlc. Ultimo motivo di scontro con i fondi è stata l’uscita anticipata di Flavio Cattaneo, con una buonuscita da 25 milioni, che ha provocato una spaccatura in seno al consiglio di amministrazione. Nel board, i cinque rappresentanti dei fondi hanno votato compatti per il no.
Insomma, gli ingredienti per una «proxy fight», secondo diverse fonti, ci sarebbero tutti. Non bisogna poi dimenticare che, sul mercato, “balla” anche un pacchetto del 5,74% relativo al convertendo Telefonica scaduto lunedì scorso e dunque ora disponibile per l’acquisto.