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Ecco perché l’Arabia Saudita si è scagliata contro il Qatar: il ruolo di Trump e il flusso di investimenti miliardari di Doha verso la Cina

Ci sono dei numeri che meglio di ogni altra lettura, politica-militare o amplificata da riferimenti socio-sportivi fantasiosi relativi all’organizzazione dei prossimi mondiali di calcio, spiegano il vero motivo per il quale alcuni Paesi arabi (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati ed Egitto) hanno chiuso la frontiera con il Qatar.
Bastano due numeri per capire. Gli investimenti esteri del Qatar, che ha una potenza finanziaria da centinaia di miliardi di dollari, sono infatti principalmente puntati sulla Cina (con il 30% addirittura degli investimenti) e la Germania (con il 21%). Sorpresa: tra gli investimenti esteri del Qatar sono presenti in bassa misura sia i Paesi arabi sia gli Stati Uniti. Basta fare un ragionamento economico per capire che il finanziamento del terrorismo, in questa vicenda, è strumentale. Quindi una scusa. Ossia, meglio precisare: da tantissimo tempo girano indiscrezioni sul fatto che il Qatar finanzia i terroristi, ma le stesse indiscrezioni circolano da anni sull’Arabia Saudita, se non in misura maggiore, sempre relative a finanziamenti all’Isis e ad Al Quaida. Insomma, si tratta della scoperta dell’acqua calda.
E allora quale è il motivo se non finanziario di questo blocco arabo: Donald Trump, che di politica estera non se ne intende ma di affari e soldi è assai esperto, ha dato il via all’escalation dopo la sua visita in Arabia Saudita. La guerra commerciale con la Cina e la Germania, guarda caso i due Paesi dove più convergono gli investimenti del Qatar, vede la creazione di nuove alleanze. Della Cina si sa che intrattiene buonissimi rapporti commerciali con l’Iran, dal quale compra il petrolio: insomma quello stesso Iran sciita che è il nemico giurato dell’Arabia Saudita sunnita e degli Stati Uniti di Trump e che invece è amico del Qatar (e della Cina).

  • arthemis |

    al solito, sembra valere la massima “segui i soldi”..

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