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Unicredit, ecco le ipotesi sull’aumento. Il referendum farà da spartiacque

Fino a dove potrà spingersi Unicredit per il suo aumento di capitale? A chiederselo sono diversi operatori esteri e banche d’affari straniere. Molto dipenderà, come nel caso di Mps, dall’esito del referendum italiano del 4 dicembre, che a questo punto rischia di diventare uno spartiacque non soltanto per Siena ma anche per il gruppo di piazza Gae Aulenti. Tanto che dovrebbe esserci un investor day il 5 dicembre dove Unicredit farà il punto della situazione con gli investitori.
Diciamo la verità: non c’era momento peggiore per fare un referendum costituzionale, che all’estero (addirittura più che in Italia) ha assunto il peso di un macigno per il governo Renzi in caso di vittoria del No: con due aumenti di capitale in corso, come quelli di Mps e Unicredit che rischiano di influenzare tutto il sistema bancario italiano. A dimostrarlo è “l’allarme” spread, con il differenziale volato a 162 punti base, ai massimi dal dopo-Brexit, che segnala alta tensione.
Ma torniamo a Unicredit. Fino a dove potrà dunque spingersi l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier per il suo aumento di capitale? A chiederselo è stato qualche giorno fa il servizio di intelligence londinese Dealreporter. Ebbene, Unicredit potrebbe risolvere una volta per tutte i suoi problemi con un aumento di capitale fino a 13 miliardi di euro, ma una ricapitalizzazione di questa portata potrà essere fatta solo a due condizioni: con una vittoria del Sì al referendum e con una equity story assai convincente da presentare al mercato. Con un aumento di questa entità, inoltre, la banca di piazza Gae Aulenti potrebbe anche risolvere il problema degli Npl che gravano sul suo bilancio.
Ma ovviamente questa è solo una delle ipotesi sul tavolo. L’altra opzione è ridurre l’aumento a 7-8 miliardi anche a fronte di alcune dismissioni che potranno essere realizzate. Il mese di novembre dovrebbe essere cruciale per Unicredit su questo fronte. Infatti il gruppo polacco Pzu e il fondo statale Pfr dovrebbero raggiungere con il gruppo di piazza Gae Aulenti l’accordo per acquistare un complessivo 33% di Bank Pekao (Unicredit ne possiede il 40,1%) da Unicredit. Proprio Pzu e Pfr hanno già iniziato la due diligence che si dovrebbe concludere a metà novembre, nel giro di due settimane. Pzu dovrebbe comprare una quota del 20% e Pfr un ulteriore 13% in Pekao. Secondo le indiscrezioni uscite sui media polacchi si starebbe discutendo un prezzo per azione di Bank Pekao di 29,1 euro. A questi livelli la quota varrebbe 2,55 miliardi di euro. L’obiettivo degli offerenti sarebbe quello di evitare un’Opa su Pekao. Quindi, se tutto andrà secondo le attese, l’operazione dovrebbe essere pronta tra la terza e la quarta settimana di novembre. Giusto in tempo per essere annunciata il giorno del piano strategico di Unicredit, il prossimo 13 dicembre, quando l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier svelerà il progetto di rilancio (e l’entità aumento di capitale) dell’istituto. Ma non è tutto: a metà novembre ci sarà infatti anche la scadenza delle offerte per Pioneer. Insomma, per fine mese si saprà se le offerte sono ritenute congrue e chi vincerà tra i due grandi favoriti, cioè Amundi e la cordata di Poste Italiane.

  • Paulo Ferreira |

    Al mio avviso non è un problema bancario ma si una economia fatta di Carta stampata per cercare di salvare Euro . Miliardi di Euro in giro per il Mondo stampati in più del normal ,per Salvare una economía Europea a due anche tre velocità.

  • Franco |

    unicredit in passato e’ stato gestito da un branco di incompetenti.
    Il nuovo amministratore esprime competenza e abilita’,speriamo che non sia l’ennesima delusione.

  • Gagman |

    Questi annunci strategici che in realtà si trasformeranno in “NUOVI AUMENTI DI CAPITALE” rappresentano solo dei “Rimedi” per tamponare l’INCAGLIO di Crediti Inesigibili e la scarsa propensione da parte del gruppo di provvedere all’incasso di detti crediti escutendo le relative garanzie dai debitori.
    In questo momento un ulteriore aumento di capitale (senza prima dismettere gran parte delle partecipazioni del gruppo) si rivelerà controproducente poiché non può essere impiegato in attività produttive nuove od esistenti in quanto non vi sono imprese ed imprenditori disposti ad investire con alti rischi di impiego di capitali.
    I consiglieri indipendenti della banca devono quindi impedire 1) che si proceda con nuovi aumenti di capitale come annunciato per salvaguardare i piccoli risparmiatori (azionisti), che rappresentano la maggioranza del capitale sociale e del patrimonio della banca; 2) ad un nuovo depauperamento del risparmio dei cittadini.
    Il vero problema del gruppo Unicredit è rappresentato dal costo del personale (troppo elevato) che incide per circa il 35% sul totale del margine di intermediazione.

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