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Mps, Roma chiama Golfo Persico. Ma sceicchi prudenti sull’Europa causa referendum, elezioni francesi e tedesche

E’ sull’asse Roma-Golfo Persico che si starebbe decidendo parte dell’aumento di Mps. Quello relativo all’anchor investor. A trattare direttamente con investitori del Qatar sarebbero infatti esponenti del Governo in stretta comunicazione con i banchieri di Jp Morgan, cioè una delle banche principali del consorzio assieme a Mediobanca. Del resto, c’è un legame forte tra il colosso statunitense del credito Jp Morgan Chase e il governo di Matteo Renzi. Un legame che è stato confermato dall’incontro di qualche tempo fa tra Jamie Dimon, amministratore delegato del gruppo Usa, e il premier Matteo Renzi. Jp Morgan dovrebbe, secondo le indiscrezioni, finanziare con 6 miliardi di euro il veicolo di cartolarizzazione che rileverà i circa 10 miliardi di euro netti di Npl di Mps, intervento necessario soprattutto in vista che venga concretizzata la garanzia pubblica (cioè i Gacs) sulla parte senior della mega emissione. Ma non è tutto. La stessa Jp Morgan sarà la banca capofila (insieme all’italiana Mediobanca) dell’aumento di capitale.
Nell’architettura dell’operazione due sarebbero gli elementi portanti. Da una parte la ricerca di un anchor investor (il Qatar o qualche altro fondo dell’area) e dall’altra la conversione dei bond subordinati (non si capisce ancora se solo gli istituzionali o in parte anche il retail). In questo modo l’aumento di capitale potrebbe scendere da 5 miliardi a 2 miliardi, cifra che sembra traguardo possibile. Proprio quello dei fondi sovrani sembra però tema controverso. Il Governo è al lavoro e si starebbe spendendo personalmente Matteo Renzi. Attivo sarebbe pure Vittorio Grilli, l’ex-ministro dell’Economia ora a Jp Morgan Londra. C’è chi crede che i fondi sovrani difficilmente entreranno in Mps, ma al massimo (se proprio vorranno investire sulle banche europee) potrebbero preferire i futuri aumenti di capitale di Unicredit o di Deutsche Bank, dove il Qatar (con Qia) è già il principale socio. Tuttavia proprio i fondi sovrani del Golfo Persico (l’area che va dal Qatar fino ad Abu Dhabi e Dubai) sembrano difficili da convincere, almeno nei prossimi mesi, a investire sull’Europa. Scettici per la situazione politica nel Vecchio Continente: con il referendum in Italia e le elezioni tedesche e francesi a primavera. (nella foto l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani)