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La Sga (la bad bank del Banco di Napoli) cambia statuto in vista di Atlante 2

Il fondo Atlante 2 si avvia al primo closing (a 2-2,5 miliardi) e, nel frattempo, la Sga (la ex-bad bank del Banco di Napoli) completa la sua trasformazione finalizzata al trasferimento della sua cassa da 450 milioni di euro nel veicolo gestito da Quaestio Sgr.
È infatti in agenda il prossimo 5 ottobre, cioè domani, l’assemblea straordinaria, con la presenza del socio unico, cioè il Ministero dell’Economia, per modificare lo statuto e l’oggetto sociale. La trasformazione della Sga, collegata per statuto ancora al vecchio Banco di Napoli, è fondamentale per Atlante 2, il nuovo veicolo voluto dal Governo per intervenire nei salvataggi delle banche e nell’acquisto di portafogli di non performing loan dalle banche italiane: in particolare, nell’imminente operazione di scorporo di 27 miliardi di sofferenze lorde di Montepaschi.
La vicenda della Sga ha, in effetti, dell’incredibile. Nata appunto come «bad bank» del Banco di Napoli, ha accumulato in venti anni di silenziosa attività un vero e proprio tesoro da 450 milioni, soldi che ora sono investiti in titoli di Stato e che andranno smobilizzati per Atlante. In pratica, la Sga ha ben recuperato quelli che erano stati considerati crediti «cattivi» scorporati dal Banco di Napoli, nel percorso che aveva poi portato all’acquisizione di Intesa Sanpaolo nel 2002. Il governo Renzi ha rimesso in gioco la società che, con la sua ricchezza (come raccontato nel libro «Miracolo Bad Bank» che ricostruisce il caso Sga a venti anni dal crack del Banco di Napoli), ora contribuirà al salvataggio delle banche in difficoltà. La proprietà, con il decreto 59 del 3 maggio 2016, è stata trasferita da Intesa Sanpaolo al Mef per 600 mila euro. Nel Cda dello scorso 3 agosto la società guidata da Roberto Romagnoli ha poi deliberato la sottoscrizione di Atlante per 450 milioni. Ora si attende l’ultimo passaggio della trasformazione, con il cambio di statuto.
Dopo questa modifica la Sga potrà operare liberamente sul mercato e non sarà dunque solo il «servicer» del vecchio Banco di Napoli. Attualmente la Sga conta circa una settantina di dipendenti. In estate i sindacati dei bancari hanno inviato una lettera al Mef, chiedendo lumi su quale potrebbe essere il futuro della società e dei suoi dipendenti alla luce di questi cambiamenti e del trasferimento dell’ingente liquidità.
Con il cambiamento di statuto, la Sga potrebbe infatti allargare il proprio ventaglio di attività, non limitandosi ai crediti problematici del Banco Napoli, ma occupandosi anche dell’acquisto e gestione dei portafogli di sofferenze di altre banche. E, secondo le indiscrezioni, la Sga a questo punto potrebbe diventare un’importante pedina da mettere in campo, assieme ad altri servicer, nel gigantesco processo di recupero degli Npl di Mps.