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Si allungano i tempi dell’aumento di Mps: verso febbraio 2017

Si allungano i tempi per l’aumento di capitale di Mps, che a questo punto potrebbe essere a febbraio 2017 e che potrebbe avere dimensioni ben diverse rispetto ai 5 miliardi previsti: riducendosi a 2 miliardi. Almeno questa, secondo fonti finanziarie, sembrerebbe la riflessione in corso tra le banche d’affari del consorzio di garanzia.
Molto dipenderà comunque dalle decisioni che verranno prese in queste settimane dal nuovo amministratore delegato della banca, sicuramente con il via libera determinante del Governo: una nomina che si preannuncia assai veloce.
La tabella di marcia è già programmata. Il prossimo consiglio di amministrazione del 29 settembre, se verrà confermata la data nell’attuale situazione di turbolenza, dovrebbe prendere atto del piano proposto dagli istituti del consorzio e a quel punto decidere anche la tempistica dell’aumento.
Proprio in questi giorni erano proseguiti intensamente gli incontri delle banche garanti della ricapitalizzazione. Poi il passo indietro di Viola. La notizia delle dimissioni dell’amministratore delegato erano nell’aria in ambienti finanziari fin dalla mattinata di ieri.
Ora le banche del consorzio, ancora impegnate a strutturare l’operazione, attendono il successore, che secondo alcune voci potrebbe essere il banchiere di Merrill Lynch, con un trascorso in Mps, Marco Morelli, anche se circolano i nomi di altri due top manager bancari italiani. Per la scelta del nuovo amministratore delegato è stato affidato un mandato a Egon Zhender: l’obiettivo del consiglio di amministrazione è di arrivare a una scelta in pochi giorni, anche se ci sarebbero già idee ben precise.
Nel frattempo, tra le banche del consorzio starebbe facendosi strada un fattore chiave per il successo dell’operazione, già emerso chiaramente tra luglio e agosto durante le riunioni e i contatti informali con alcuni grossi investitori istituzionali stranieri: cioè la necessità di attirare gli investitori stessi con un business plan credibile e solido caratterizzato da una forte idea di rinnovamento. Si tratterebbe di una condizione vitale per l’iniezione di capitale da 5 miliardi di euro.
Un aumento «monstre», che secondo fonti finanziarie, resta la vera variabile capace di condizionare il successo o meno dell’operazione, tanto che si sta decidendo di spostare l’asticella molto più in basso. Tra le banche del consorzio la consapevolezza della complessità esiste, tanto più in un momento difficile come il prossimo autunno, con il referendum costituzionale alle porte, visto all’estero come un’esame da dentro o fuori per il governo di Matteo Renzi.
Quindi uno spostamento dell’aumento di capitale di Mps a febbraio 2017 (influenzato anche dalla nomina del nuovo amministratore delegato) potrebbe essere anche favorevole, visto che gli investitori stranieri difficilmente avrebbero deciso di partecipare senza conoscere l’esito della situazione politica italiana.
Altro elemento determinante sarà la struttura dell’operazione. Le banche ( JpMorgan e Mediobanca come capogruppo accompagnate da Santander, Bofa Merrill Lynch, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs ) sarebbero al lavoro per diminuire l’entità dell’aumento (dagli attuali 5 miliardi fino forse a 2 miliardi) con la proposta di conversione volontaria indirizzata agli investitori istituzionali possessori di obbligazioni subordinate: una platea che avrebbe in mano titoli per circa 3-4 miliardi di euro.
Su questo fronte, che ha forti valenze legali, sarebbe stata definita una bozza di proposta che ora andrà finalizzata per invogliare gli istituzionali ad accettare. A loro dovrebbe infatti essere dedicato un aumento di capitale riservato. Gli avvocati del consorzio (Clifford Chance assiste le banche) sarebbero pure al lavoro per capire se la proposta di conversione potrà essere indirizzata anche alla clientela retail che possiede obbligazioni subordinate, un’altra fetta valorizzata tra uno e 2 miliardi di euro.
Tuttavia per la clientela retail esistono maggiori vincoli, a cominciare dalla normativa Mifid.