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Mps, il nodo conversione del miliardo di subordinati retail

Oltre 5 miliardi di bond subordinati Mps in circolazione. È questo il numero su cui stanno ragionando le banche del consorzio di garanzia dell’aumento di capitale previsto per la banca senese. Gli istituti dovrebbero fare il punto della situazione tra oggi e domani in una serie di conference call già programmate.
L’ipotesi allo studio delle banche è la proposta di  conversione volontaria dei bond subordinati collocati presso gli investitori istituzionali. In modo da ridurre l’entità dell’aumento di capitale di Mps a 3,5 miliardi anziché 5 miliardi.
Ma in questo momento tra gli istituti stessi non ci sarebbero ancora stime precise.  La platea potenziale è di oltre 5 miliardi di titoli subordinati, dei quali 4 miliardi collocati agli istituzionali e oltre un miliardo al retail. La conversione è su base volontaria ed è dunque difficile capire adesso chi aderirà. Molto dipenderà dalle condizioni proposte. Per ingolosire gli istituzionali si pensa a un premio rispetto al prezzo di mercato dei bond, ma anche in questo caso dovranno essere seguiti dei paletti regolamentari. Tutta la struttura dell’operazione è inoltre sotto l’attento esame di Consob.
Discorso a parte è quello della conversione dei bond collocati al retail, sul quale le banche stanno cominciando a ragionare ora. Coinvolta nella conversione potrebbe infatti essere quella clietela retail che ha le caratteristiche per  seguire un’operazione di questo tipo. Ma anche in questo caso appaiono difficili le previsioni, in quanto dipenderà dal profilo Mifid di ciascun investitore.
Decisa sarebbe invece la struttura dell’operazione con la quale effettuare la conversione: cioè un aumento di capitale riservato che si affiancherà a quello tradizionale.
Di sicuro, i tempi per definire tutta l’operazione sono abbastanza stretti. La «deadline» è per il consiglio di amministrazione di fine mese (probabilmente il 29 settembre) che dovrà approvare il piano industriale e il progetto  di aumento di capitale, da ripresentare poi alla Bce.
Da quella data, se tutto andrà secondo le attese, servirà un altro mese per l’approvazione del prospetto  dopo il via libera Consob. A quel punto l’operazione potrebbe partire intorno a novembre, ma sulla tempistica le banche sono ancora abbastanza incerte. Proprio in novembre infatti è previsto il referendum costituzionale che alcuni investitori stranieri considerano, a causa della campagna mediatica estera degli ultimi mesi, una sorta di «Brexit italiana».
In alcuni sondaggi effettuati gli investitori esteri avrebbero infatti sottolineato la necessità di attendere l’esito della consultazione: questa potrebbe essere la linea prescelta, tranne che non si vogliano bruciare i tempi e provare a lanciare l’aumento prima del referendum.
Infine capitolo strettamente collegato è quello della creazione del veicolo di cartolarizzazione che comprerà gli oltre 27 miliardi di sofferenze lorde di Mps. L’analisi dei portafogli di Npl sarebbe infatti a buon punto e si starebbero per scegliere i servicer che poi permetteranno di ottenere il via libera alle emissioni dalle agenzie di rating. Il lavoro di scorporo, che vede come regista di tutta l’operazione il fondo Atlante, dovrebbe concludersi anche in questo caso in vista del Cda di fine mese.