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Mps: sull’aumento le incognite Referendum, inchiesta derivati e piano conversione bond

Un business plan credibile, da presentare in settembre, come condizione imprescindibile per il successo dell’aumento di capitale da 5 miliardi di Mps. Con due incognite: da una parte il referendum costituzionale che pende come un macigno, in caso di vittoria del No, sul governo Renzi e dall’altra la posizione dell’attuale amministratore delegato Fabrizio Viola, indagato dalla Procura per le vicende dei derivati Alexandria e Santorini, ma a cui e’ stata rinnovata piena fiducia da parte del presidente Massimo Tononi. Inoltre l’istituto toscano starebbe studiando l’ipotesi di una conversione volontaria delle obbligazioni subordinate in azioni, con l’obiettivo di ridurre l’ammontare dell’aumento di capitale. L’operazione dovrebbe riguardare solo i titoli detenuti dagli istituzionali. E’ questo lo scenario che indica Dealreporter per i prossimi mesi, con il prospetto dell’aumento della banca senese che e’ atteso a meta’ ottobre. Altra condizione essenziale, richiesta dalle stesse banche del consorzio (in primis Mediobanca e Jp Morgan) sara’ lo scorporo dell’ingente mole (per 27,7 miliardi) di Npl della banca. Ovviamente la condizione congiunturale sara’ essenziale. Per vendere una equity story di rilancio di Mps sara’ necessario che l’Italia goda nel momento dell’aumento di capitale delle condizioni di stabilita’ necessarie e una sconfitta al referendum costituzionale di novembre potrebbe incrinare le chance di governabilita’ del governo Renzi. Con ricadute inevitabili sull’aumento Mps.