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Analisi: le banche italiane in caduta libera, la Brexit rischia di vanificare gli sforzi compiuti

Le banche italiane crollano a Piazza Affari sulla scia della Brexit: Unicredit -19%, Intesa Sanpaolo -19,6%, Carige -9,37%, Mps -13,84%, Banco Popolare -20,8%, Bpm -20,4%. Ma è tutto il settore finanziario europeo a pagarne le conseguenze. I riflettori sono comunque sui gruppi bancari italiani che già stavano vivendo una situazione di incertezza, anche a causa dell’elevato livello di sofferenze di alcuni istituti, dalla quale stavano provando ad uscire. Proprio l’incertezza, causata dalla Brexit, è il nemico maggiore degli istituti tricolori anche sulla scia del rialzo dello spread. Non bastavano gli scandali su Veneto Banca e Pop Vicenza, e i relativi aumenti di capitale coperti da Atlante. Non bastava la liquidazione di banche regionali come Etruria e Pop Marche. Neppure la situazione di vigilata speciale della genovese Carige, alla quale la Bce ha inviato due richieste: l’aggregazione con un’altra banca e soprattutto l’aumento di capitale (anche se quest’ultima ipotesi è stata smentita con forza nelle scorse settimane dall’amministratore delegato Guido Bastianini). Non bastavano infine le incertezze su Unicredit, con l’eventualità di un aumento di capitale alle porte e con la necessità di un nuovo Ceo al posto di Federico Ghizzoni. Unica consolazione: il riuscito aumento di capitale di Banco Popolare, pronto alle nozze con Bpm, giusto pochi giorni prima della Brexit. Forse, con qualche giorno di ritardo, non sarebbe andato a buon fine.

  • pier |

    secondo me la fusione tra bpm e b. popolare salta.

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