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Per Setefi i fondi chiedono a Goldman un bridge da 500 milioni collegato al bond

I servizi finanziari diventano preda del private equity. Dopo i due miliardi messi sul piatto per l’Istituto Centrale delle Banche Popolari, ora il consorzio dei fondi (Bain Capital, Advent e Clessidra riuniti in Mercury) vince anche la partita su Setefi con un’altra valutazione a nove cifre, cioè un miliardo per la società di Intesa Sanpaolo: operazione (che vede come advisor Mediobanca e gli studi Gitti Raynaud e Pedersoli) che verrà finanziata da un pool di banche internazionali, dove capofila è Goldman Sachs.
Il finanziamento sarà di tipo ponte (secondo i rumors di circa 500 milioni) e sarà collegato all’emissione passata della stessa Mercury per l’acquisizione di Icbpi. L’obiettivo è costituire un polo aggregante non solo a livello italiano, ma anche europeo. Del resto, protagonisti della scalata a Setefi sono proprio i due fondi che, in campo internazionale, hanno maturato una importante esperienza nel settore dei servizi finanziari: Bain Capital e Advent, cioè i due private equity guidati rispettivamente da Luca Bassi e Jeff Paduch, che hanno comprato nel 2010 da Rbs un gruppo inglese attivo nei pagamenti elettronici come Worldpay. E un anno e mezzo fa proprio Bain Capital e Advent hanno ancora acquistato il leader scandinavo nei sistemi di pagamento, cioè Nets. Il terzo fondo del consorzio Mercury è Clessidra: cioè la Sgr guidata da Maurizio Bottinelli (nel cui team c’è Simone Cucchetti, il partner che ha seguito l’operazione) appena comprata da Intermobiliare, che fornisce quella nota di italianità necessaria in una cordata di private equity straniera.
Del resto, i servizi finanziari ormai da qualche anno, in coincidenza con la necessità delle banche di dismettere asset, stanno diventando vero terreno di caccia del private equity. La stessa Sia, anch’essa in corsa su Setefi, è stata comprata dal Fondo Strategico Italiano, accompagnato da F2i, proprio per evitare che un pezzo pregiato dei servizi finanziari italiani finisse preda di qualche grande fondo d’investimento estero.
Ma sul mercato sono anche altri gli asset di emanazione bancaria che stanno per cambiare proprietario. Basta pensare all’asta su Arca Sgr, il cui processo di vendita è in corso, gestito da Rothschild, e vede in campo diversi private equity. Capitolo a parte è invece la cessione di Interbanca, marchio storico delle banche d’investimento oggi di proprietà di Ge Capital, che ha attirato l’attenzione del fondo statunitense Apollo.
Le manifestazioni d’interesse dei fondi sono arrivate numerose anche nel processo di dismissione delle 4 good bank di Banca Etruria, Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti. L’obiettivo del private equity, in questo caso come negli altri, è costituire delle piattaforme italiane, consolidare il mercato e quotarle o rivenderle dopo un certo periodo di tempo.