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Dissesto Sopaf, richiesta di archiviazione per il banchiere Ruggero Magnoni

Ruggero Magnoni esce dal processo Sopaf con una richiesta di archiviazione firmata dal pm Gaetano Ruta. Finisce così, con un esito a lui favorevole,  l’odissea del banchiere, per tanti anni in Lehman Brothers e poi in Nomura, coinvolto nel 2014 in vicende giudiziarie che lo hanno portato anche agli arresti domiciliari. Nel mirino della Procura, due anni fa, era infatti finito non solo il dissesto della Sopaf e il ruolo della famiglia Magnoni (cioè i due fratelli Giorgio e Ruggero) ma anche la truffa agli enti previdenziali dei ragionieri e dei giornalisti. Il risultato finale, lo scorso anno, erano stati 14 indagati sul banco degli imputati. Proprio ieri, però Ruggero Magnoni è uscito in modo favorevole dalle vicende processuali con un proscioglimento da tutte le accuse e una richiesta di archiviazione. Difeso dagli avvocati Ennio Amodio e Massimo Bassi, Ruggero Magnoni era accusato di avere sottoscritto (nel 2006) un bond da circa un milione di euro emesso dalla sudafricana Newman Lowther & associates, operazione che per l’accusa costituiva una distrazione o una dissipazione di capitali. Tuttavia nel corso dei mesi la posizione di Ruggero Magnoni si era progressivamente chiarita e alleggerita. Innanzitutto gli era stata cancellata l’imputazione di frode agli enti previdenziali poiché era stato chiarito che Ruggero Magnoni non aveva avuto parte alcuna né nell’ideazione né nell’attuazione dei contatti con esponenti delle Casse. Inoltre lo stesso Ruggero Magnoni è stato considerato del tutto estraneo alla gestione Sopaf nella quale, anche sul piano formale, non ha mai rivestito alcuna carica né svolto alcun ruolo.

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