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Ibl Banca, i fondi Varde e Apax tentano il colpaccio dopo l’Ipo sfumata

Ibl Banca archivia l’Ipo e apre all’ingresso dei fondi di private equity. Non sembrano finiti i colpi di scena per il gruppo romano specializzato nella cessione del quinto dello stipendio e famoso per la pubblicità della “rata bassotta”. Secondo gli ultimi rumors infatti gli azionisti di Ibl Banca (cioè Delta 6 Partecipazioni della famiglia Giordano e Sant’Anna della famiglia d’Amelio, entrambe con il 50%)  sarebbero stati contattati negli ultimi giorni (in concomitanza con la conclusione del roadshow dell’Ipo) da alcuni fondi di private equity. Alcuni di questi gruppi finanziari si erano fatti avanti già prima che partisse in modo ufficiale l’iter di quotazione. Proprio ieri gli azionisti di Ibl Banca hanno ritirato lo sbarco a Piazza Affati: un dietro-front motivato con la situazione non soddisfacente dei mercati, malgrado l’interesse mostrato da istituzionali esteri ed italiani. In realtà, la società romana sarebbe arrivata a un passo dal chiudere il book degli istituzionali (affiancato dal pool con Banca Imi e Ubs), senza riuscire però a completare l’offerta.  Archiviato dunque lo sbarco a Piazza Affari, per i soci di Ibl Banca si starebbe riaprendo una nuova opzione. Come capita sempre in questi casi, viene infatti seguito il cosiddetto «doppio binario o dual track», nel senso che in alternativa alla Borsa viene valutato anche un ingresso nell’azionariato di possibili investitori. Così starebbe dunque succedendo per Ibl. Già un mese e mezzo fa si erano fatti avanti fondi di private equity come Cvc, Permira e Centerbridge. Ora, secondo i rumors, della partita sarebbe ro anche Varde Partners e Apax, entrambi gruppi americani specializzati in asset finanziari. Due i nodi: la valutazione e la governance.  L’istituto romano era infatti stato valutato in fase di quotazione  tra i 393,1 e i 478,1 milioni di euro. I prezzi che gli azionisti del gruppo capitolino sarebbero disposti ad accettare dai private equity si collocherebbero nella parte alta della valutazione, cioè attorno ai 478 milioni di euro. In media, secondo i rumors, i fondi avrebbero espresso una valutazione nella parte alta della forchetta. L’altro tema è, appunto, la governance: difficile pensare che un private equity sia disposto ad accettare una minoranza. Resta da capire se le famiglie Giordano e d’Amelio accetteranno di  cedere il controllo.