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Uragano Seat Pg sul private equity: misure cautelari per 11 componenti del Cda dei primi anni 2000 tra cui celebri manager di fondi

Uragano Seat Pg sul private equity. Leverage buyout sotto accusa. Alcuni dei rappresentanti più illustri del private equity degli anni passati, dovranno difendersi in Tribunale. Ha avuto l’effetto di un ciclone, per il settore, l’incursione dei Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria Torino, che hanno eseguito misure cautelari interdittive, emesse per il reato di bancarotta fraudolenta, nei confronti di 11 componenti dell’ex consiglio di amministrazione e tre del collegio sindacale di Seat Pagine Gialle, in carica tra il 2003 ed il 2004, in relazione alle operazioni straordinarie effettuate in quegli anni ed alla distribuzione di un maxi dividendo di oltre 3,5 miliardi di euro.
Gli 11 ex amministratori (tra i quali alcuni manager illustri dei fondi azionisti, Cvc, Permira, Bc partners e Investitori Associati, alcuni rimasti in carica anche fino al 2012), ed i tre sindaci di Seat, ancora in carica fino all’autunno del 2014, non potranno esercitare per 12 mesi attivita’ imprenditoriali, professionali ed uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Coinvolti i vecchi vertici di Seat Pagine Gialle, l’ex ad Luca Majocchi e l’ex presidente Enrico Giliberti, tra i destinatari delle misure cautelati interdittive. Tra gli altri membri indagati del vecchio cda (in tutto sono 11, oltre a tre sindaci) in carica tra il 2003 e il 2004, ci sono anche Dario Cossutta, Luigi Lanari, Michele Marini, Nicola Volpi, Lino Benassi, Marco Reboa, Stefano Mazzotti, Alberto Tazartes e Guido Paolo Gamucci. L’indagine è stata coordinata dal procuratore aggiunto della Procura di Torino, Vittorio Nessi, e dal sostituto Valerio Longi. La ricostruzione operata dalle Fiamme Gialle nelle indagini preliminari ha portato a ritenere che il dividendo straordinario distribuito agli azionisti nel 2004 – generato da un pesante indebitamento – fosse mosso – “da logiche di puro profitto dei soci di riferimento, contrario agli interessi della societa’, in quanto non finalizzato ad un miglioramento della struttura patrimoniale e/o finanziaria della stessa ed a danno anche del ceto creditorio”.
L’inchiesta ricostruisce i passaggi salienti della complessa sequenza di operazioni straordinarie, che ha portato alcuni fondi lussemburghesi di private equity – attraverso un’articolata catena societaria – ad acquisire nel 2003 il pieno controllo della Seat Pagine Gialle ed a beneficiare – attraverso gli amministratori dell’epoca (alcuni dei quali con interessenze nei fondi stessi) – della distribuzione di un maxi dividendo da oltre 3 miliardi e mezzo di euro, finanziato con un’operazione tutta a debito verso Seat Pagine Gialle s.p.a In particolare, nella seconda meta’ del 2003, la Silver(veicolo societario controllato totalitariamente da Spyglass S.p.a., i cui soci di riferimento – attraverso una catena di societa’ lussemburghesi – erano alcuni fondi private equity) ha acquisito il controllo di Seat Pagine Gialle, per complessivi 3,1 miliardi di euro, di cui 2,2 facendo ricorso al debito. Successivamente all’acquisizione del controllo, la Seat Pagine Gialle è stata fusa per incorporazione nella Silver e quindi – quest’ultima – nella Spyglass, con immediato mutamento della denominazione sociale in Seat Pagine Gialle, cosi’ accorciando la catena di controllo verso i fondi private equity. Al termine delle predette operazioni, nel corso del 2004 il Consiglio di Amministrazione di Seat Pagine Gialle s.p.a. – espressione dei fondi private equity – ha deliberato la distribuzione straordinaria di un dividendo di quasi 3,6 miliardi di euro, finanziato attraverso il ricorso a linee di credito, cosi’ facendo lievitare l’indebitamento della societa’ a 4 miliardi di euro a fine 2004. Negli anni successivi la storica azienda torinese non e’ riuscita a sostenere il peso di tale indebitamento, essendo cosi’ ammessa al concordato preventivo nel 2013. Ora resta da capire quale sarà la strategia difensiva dei destinatari dell’inchiesta: di sicuro negli anni passati, soprattutto nei primi anni 2000, anche sulla scia dei finanziamenti generosi delle banche, i leverage buyout erano stati fatti spesso in modo assai forzato, in alcuni casi al limite delle possibilità finanziarie. Ma era un trend abbastanza comune nel mercato di quel tempo: in alcuni casi andava bene, in altri (pochi per fortuna, vedi anche la vicenda di Ferretti Yacht) andava male e la società collassava. Si dovrà dunque verificare se davvero, nel caso di Seat Pg, ci sia stata un’attività di un voluto impoverimento patrimoniale del gruppo. Oppure se varrà la tesi difensiva degli accusati che ora faranno ricorso: cioè che la crisi di Seat Pg è stata causata dall’evoluzione del settore passato dalle pagine gialle tradizionali cartacee alle nuove tecnologie, e che i fondi azionisti hanno messo sul piatto in diversi aumenti di capitale risorse fresche per provare a avviare un rilancio del gruppo.

Aggiornamento del 24 luglio 2020: Il 18 giugno 2020 il Tribunale di Torino, all’esito del giudizio di primo grado, ha assolto “perché il fatto non sussiste” l’ex ad Luca Majocchi e tutti gli altri imputati (l’ex presidente Enrico gli ex consiglieri di amministrazione Lino Benassi, Dario Cossutta, Guido Paolo Gamucci, Luigi Lanari, Michele Marini, Stefano Mazzotti, Marco Reboa, Alberto Tazartes, Nicola Volpi e Bruce Hardy Mclain, e i sindaci all’epoca dei fatti Enrico Cervellera, Vincenzo Ciruzzi e Andrea Vasapolli) . Dell’assoluzione è stata data notizia il giorno stesso sul sito del Sole 24 Ore (“Seat Pagine Gialle, assolti tutti gli imputati al processo per bancarotta“ https://www.ilsole24ore.com/art/seat-pagine-gialle-assolti-tutti-imputati-processo-bancarotta-AD15zoY)