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Il matrimonio a tre (Ubi, Banco e Mps) non si farà. Per Siena c’è la pista estera

L’ipotesi di unire Ubi Banca, Banco Popolare e Mps, indicata ieri dal Financial Times, era stata già anticipata da questa rubrica lo scorso 5 luglio. Tuttavia era stato precisato che quest’ultima era solo un’opzione presentata da alcune banche d’affari e che contemplava in una seconda fase non l’unione dell’intera Mps alle altre due banche, che nel frattempo si sarebbero dovute già sposare, ma la scissione della sola parte Antonveneta (quella acquisita dal Santander) lasciando quindi la banca senese alle dimensioni originali (quindi prima dell’avventata acquisizione dagli iberici). Tuttavia secondo quanto risulta a questa rubrica quell’ipotesi pare già tramontata, non solo per le difficoltà di esecuzione, ma anche perché per Mps verrebbe preferita (anche in ambienti più istituzionali) un’altra strada, cioè quella della cessione a un gruppo straniero. Un dossier, quello di Mps, che sta girando in parecchi tavoli d’Europa, anche se non sembra ancora stato individuato il gruppo straniero capace di digerire una simile operazione.

  • Alessandro |

    Caro Festa, leggo sempre con interesse il suo blog.
    Umilmente dico che l’ipotesi ventilata nell’articolo dimostra di per sé quanto vale nel concreto la consulenza delle banche d’affari: nulla di nulla.
    Le banche d’affari vengono pagate solo per mettere in contatto le persone ‘giuste’ tra loro, e garantire il giro di soldi spesso irregolari. I documenti che mettono per iscritti sono dei semplici giustificativi. Come dimostra l’idea di fondere tre grosse banche con le regole italiane (!), con la situazione che c’è nel nostro Paese (!!), e la più grossa addirittura appena uscita da una sorta di amministrazione controllata (!!!).
    Con la stessa autorevolezza, io posso dire che per risolvere i problemi della finanza americana bisognerebbe fondere JP Morgan e Citi. Ma va a ciapà i ratt!

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