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Ipo Ferrari, il pool di banche Jp Morgan, Goldman e Ubs studia lo sbarco a Wall Street

Si accelera la procedura di  sbarco a Wall Street di Ferrari da parte di Fiat Chrysler Automobiles. Secondo indiscrezioni, potrebbe essere infatti scelta a giorni la prima pattuglia di banche, quelle cosiddette capofila, che porteranno il Cavallino alla quotazione alla Borsa di New York. Secondo indiscrezioni raccolte dal Sole 24 Ore, in pole position ci sarebbero le americane Jp Morgan e Goldman Sachs, oltre all’elvetica Ubs. Tutte banche che storicamente seguono il mondo Fca. La procedura di «beauty contest» fra le banche d’affari, secondo quanto indicato alcuni giorni fa dal servizio internazionali di news Dealreporter, sarebbe partita nel febbraio scorso e vi avrebbero partecipato una quindicina di banche italiane e internazionali. È comunque probabile che il consorzio, una volta scelte le banche leader, possa allargarsi ad altri istituti, soprattutto nel caso di dual listing. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca-Chrysler e presidente Ferrari, ha comunicato che sul mercato andrà il 10% della «Rossa». Per quanto riguarda i tempi dell’Ipo, Marchionne ha detto che «il filing sarà depositato nel secondo trimestre e il collocamento avrà luogo nel terzo». Riguardo al dual listing, dopo la quotazione a New York, preventivata fin dall’inizio, si potrebbe scegliere per una seconda quotazione a Milano-Piazza Affari. Quindi lo schema dell’operazione, secondo quanto indicato da fonti finanziarie, sarebbe quello di una prima Ipo, dello spin-off e del secondary listing in sequenza. Lo spin-off porterà infatti il flottante dal 10% a circa 60%: quindi Ferrari (a quel punto controllata da Exor con meno del 30%) potrebbe effettuare il secondary listing dopo lo scorporo, eludendo anche un possibile problema di liquidità. Gli investitori internazionali stanno attendendo con interesse la quotazione del Cavallino e ci potrebbe essere una richiesta superiore all’offerta. Secondo l’analisi di Dealreporter, Ferrari potrebbe valere tra i 5 e i 6 miliardi di dollari nel suo sbarco a New York con un’offerta quindi tra i 500 e i 600 milioni di dollari. Tuttavia, se si dovessero applicare alcuni multipli del lusso, come quello della francese Hermes (che rappresenta il top del settore), il valore del gruppo di Maranello potrebbe lievitare ulteriormente circa a 10 miliardi di dollari. Probabilmente una valutazione più attenta dell’azienda sarà definita, una volta che gli incarichi verranno comunicati ufficialmente alle banche del consorzio.