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I colossi del lusso e i fondi Usa alla finestra sul concordato dei cappelli Borsalino

I cappelli Borsalino, uno dei simboli della moda Made in Italy, stanno finendo nelle mire dei grandi gruppi finanziari e industriali esteri. L’operazione è in evoluzione e si intreccia alle tinte fosche di una vicenda giudiziaria che coinvolge l’azionista della storica società di abbigliamento, cioè Marco Marenco, finanziere astigiano latitante all’estero finito coinvolto con la sua rete di società italiane ed estere in un crack da 3,4 miliardi nel settore del gas. Borsalino era stata comprata da Marenco per diversificare con un piccolo gioiello del fashion: oggi è una briciola all’interno di un crack che, se fosse confermato dalla Procura con questi numeri, sarebbe dietro solo a fallimenti come Cirio e Parmalat. Il fascicolo di Borsalino, come di tutte le altre società del trading di gas di Marenco, è in mano in questo momento al Tribunale di Alessandria che dovrà prendere in considerazione di aprire la strada al concordato dell’azienda. Resta da capire quale sarà la via prescelta dal giudice per salvare Borsalino dal fallimento. La storica società di abbigliamento guidata da Marco Moccia ha un business industriale sano, che la gestione finanziaria dei propri azionisti ha portato al collasso. Borsalino ha attualmente debiti per qualche decina di milioni di milioni (dei quali una buona parte verso l’Erario) a fronte di ricavi per una quindicina di milioni. Alla finestra, in attesa delle decisioni del Tribunale, ci sono numerosi soggetti pronti a rilevare la società o anche solo il marchio: gruppi finanziari, in modo particolare americani ed asiatici più qualche francese. In particolare, qualche fondo di turnaround newyorkese starebbe monitorando la situazione per capire se e quando intervenire. Borsalino genera infatti una bella fetta del suo giro d’affari grazie alle vendite alla comunità ebraica della Grande Mela. Ovvio che per alcuni fondi speculativi esteri la possibilità di rilevare il solo marchio dal fallimento sarebbe più conveniente rispetto al salvataggio della società al quale sta lavorando il management. Ma anche qualche gigante del fashion è attento osservatore dell’evolversi della vicenda. Circa un anno fa Lvmh, il colosso del lusso fondato da Bernard Arnault, aveva avviato in modo informale una discussione per acquisire l’azienda ma poi non se ne era fatto nulla. E in Italia i cappelli Borsalino sono un dossier seguito con attenzione anche da Dolce&Gabbana.