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Risiko bancario: ecco cosa dicono i rumors sul futuro di Veneto Banca, Pop Vicenza, Bpm, Banco Popolare, Carige, Mps

Negli ultimi giorni ho fatto un sondaggio tra diverse fonti finanziarie per capire cosa offrirà il risiko prossimo venturo del mondo bancario. L’esito del sondaggio è abbastanza unanime anche se non è dato sapere i tempi di questo consolidamento che però è inevitabile. Ebbene, eccolo. Il primo matrimonio che potrebbe nascere è quello tra Veneto Banca e la Banca Popolare di Vicenza. Al momento l’operazione sembra prematura ma la moral suasion di Banca d’Italia è assai forte. Insomma, è soltanto questione di tempo per vedere la maggiore fusione a nord-est degli ultimi anni nel settore bancario. Se poi ci si sposta a Genova sul tavolo c’è il dossier della Banca Carige: il recente ingresso della famiglia Malacalza al posto della Fondazione non sembra definitivo nel riassetto di Carige. Dopo l’aumento di capitale probabilmente dovrebbe fare il suo ingresso sulla scena un soggetto industriale. Ed è risaputo che i Malacalza hanno un ottimo rapporto con la francese Credit Agricole. Sotto la spinta delle riforme delle Popolari tutti gli addetti ai lavori si stanno cimentando in possibili aggregazioni in queste settimane: quella che avrebbe più senso resta l’unione tra il Banco Popolare e la Bpm. C’è, infine, il dossier Mps: dopo l’ennesimo aumento di capitale monstre si guarda al prossimo partner. E qui il sondaggio è unanime: sotto la spinta di via Nazionale Mps potrà essere acquisita soltanto da Ubi.

  • Giuseppe Santamadre |

    Alla luce delle recenti perdite annunciate da Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca (1 miliardo la prima, oltre 200 milioni la seconda), considerato che molte famiglie venete e non hanno riposto tutti i loro risparmi in azioni di tali banche, quello che si può vedere chiaramente alla luce dei futuri aumenti di capitale e quotazioni di borsa a prezzi stracciati, è che c’è stata una enorme distruzione di valore e di fiducia. Strano che a fronte di decine e centinaia di euro andati letteralmente in fumo (risparmi d anni, di vite di lavoro, TFR ecc…) nessuno si sia lamentato in maniera degna del popolo veneto…insomma becch… e bastonati… Non bastavano le tartassate dalle tasse di Roma? Ma se uno ci pensa bene, da cosa è nata tutta questa distruzione di valore? Dalle enormi balle raccontare da tutte le passate amministrazioni bancarie (palle che ora vengono a galla in maniera vomitevole) e dal volere del caro Renzi di fare una certa pulizia nei portafogli nostrani… In ogni caso la puzza di bruciato o ha soffocato davvero tutti oppure sarebbe il caso di pensare a qualche azione legale seria ed anche non legale altrettanto seria. Quando un ladro entra a rubare in casa che lo si accoglie a braccia aperte con un bicchiere di rosso? Renzi che faccia proprio così? Mahhhh

  • Lorenzo Giacalone |

    In queste settimane e in particolare negli ultimi giorni, sulla stampa aleggia una domanda che non trova adeguata risposta: quanto vale oggi l’azione di Veneto Banca considerando che nella scorsa assemblea (2014) è stata fissata a 39,5 euro?

    La risposta appare impossibile soprattutto alla luce dell’assenza del bilancio dell’esercizio 2014 e si attende con trepidazione la prossima assemblea.

    In realtà, con un minimo grado di approssimazione dovuto alla mancanza di dati precisi all’euro (la questione peraltro è del tutto irrilevante considerando che si cerca di identificare il prezzo di un’azione), la questione è facilmente risolvibile.

    Il punto di partenza è il risultato economico dell’esercizio: – 950 milioni.

    Il secondo passaggio è la determinazione del patrimonio. In questo caso dobbiamo fare riferimento al patrimonio del 30.06.2014 in base alla relazione semestrale pubblicata nel sito della banca: 3.219 milioni (dedotto l’utile semestrale).

    Ne consegue che il patrimonio netto al 31.12.2014 non essendo intervenuti altri fatti è pari a: 2.269 milioni.

    A questo punto è sufficiente dividere il patrimonio netto per il numero di azioni in circolazione: 102 miliioni (circa).

    Prezzo dell’azione: 22,24.

    A essere generosi il 44% in meno.

    Ci sarebbero infatti alcuni aggiustamenti da fare che avrebbero un ulteriore effetto negativo (avviamenti ancora da svalutare, copertura crediti non in linea con il mercato, bassa capitalizzazione rispetto ai competitors, ecc.), ma credo che non ne valga la pena.

    L’ipotesi pertanto è che Veneto Banca valga il suo patrimonio netto che è esattamente quello che sta accadendo per le banche quotate come ad esempio: Banca Intesa e Unicredito e per le banche popolari quotate quali BPM, Banco Popolare, ecc. Banche che hanno attuato le strategie che Veneto Banca intende attuare nel futuro già da qualche anno, per cui ben più attendibili.

    Non si coglie la ragione per la quale Veneto Banca dovrebbe valere di più di ciò che il mercato in questo momento quota le principali banche italiane.

    A tacere poi del fatto che l’azione è completamente illiquida per cui si potrebbe affermare che in questo momento ha poco più che un valore “affettivo”.

    Qualcuno le dirà che questo esercizio è del tutto semplicistico perchè bisogna guardare la capacità futura di generare utili (quale utile? quello derivante da un piano futuro magari a cinque anni che non ha alcun grado di attendibilità) e scontarla a un tasso adeguato per cui….alla fine si fa venir fuori il valore che si vuole. Banalità buone per i giornali e puroppo per gabbare gli aziionisti, ma non per gli analisti, la borsa, gli operatori professionali, persone di normale buon senso, ecc. O forse vogliamo affermare che quest’ultimi sono del tutto incapaci e le nostre banche sono tutte sottoquotate?

    Vede anche le giustificazioni date dai valutatori del titolo di Banca Popolare di Vicenza sono del tutto inverosimili come ampiamente dimostrato dal Sole 24 Ore dello scorso ottobre. Non c’è differenza tra una banca quotata e una non quotata. Questo può avvenire solo in condizioni di mercato straordinarie che non sono affatto quelle attuali. In quel caso non si è partiti per la determinazione del prezzo, ma si è partiti dal prezzo che si era stabilito ex ante (62,5 euro) e si è costruita la valutazione per giustificarlo.

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