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Istituto centrale delle banche Popolari al bivio: tra Ipo, asta ristretta a due-tre soggetti od allargata. E sullo sfondo c’è l’ipotesi Sia-Ssb

Di sicuro l’amo è stato lanciato. Di sicuro le banche Popolari vogliono monetizzare le loro partecipazioni e si sono rese conto di doverlo fare in fretta. Di sicuro, però non c’è da parte delle stesse Popolari ancora una visione chiara dell’operazione. Per l’Istituto centrale delle banche popolari (Icbpi) l’interesse di Permira, anticipato dal Sole 24 Ore, è soltanto il primo passo di una vicenda che terrà in allerta nei prossimi mesi il mondo delle Popolari socie di Icbpi: cioè il Credito Valtellinese, primo socio col 20,4%, il Banco Popolare (14,6%),Bper (10,6%), Ubi e Bpm, entrambe al 5%. Tra le non quotate ci sono anche Pop Vicenza e Veneto Banca (entrambe al 10% circa), Iccrea Holding (7,9%) e Pop Cividale (5,14%). Tra gli azionisti di Icbpi, con quote inferiori al 5%, ci sono Carige, Banca Etruria e Lazio, Pop Bari e Banca Sella.
Ma c’è un dietro le quinte inedito che il Sole 24 Ore è in grado di svelare. Su Icbpi, prima di arrivare a questa fase, era in corso ormai da mesi una forte riflessione delle Banche Popolari che non avevano escluso anche una quotazione della controllata. Ma il parterre così ampio di Popolari aveva fatto sì che le opinioni non fossero univoche con qualche voce contraria. Si arriva così a un mese fa quando Permira, uno dei pochi fondi con reali esperienze sul settore servizi finanziari si presenta con una manifestazione d’interesse per Icbpi. Permira si spinge anche ad indicare una proposta informale, visto che manca ancora la due diligence da effettuare, e fa capire che la valutazione potrebbe essere sopra i 2 miliardi di euro. Ma, le notizie corrono tra gli addetti ai lavori, e in campo scende anche un altro fondo di private equity, cioè l’americano Advent (nome anticipato oggi dal Messaggero) che già aveva esaminato il dossier Pioneer.
I nomi dei due fondi escono sui giornali e ora le Popolari sono costrette a una scelta. Che fare? Le ipotesi restano diverse ma ad aiutare le Popolari nella strada migliore dovrà essere Mediobanca che sarà fra poco nominata advisor dell’operazione. Tre le opzioni possibili: 1) la quotazione di Icbpi in Borsa, ipotesi delle quali le Popolari hanno già discusso ma che non ha trovato comunione di intenti visto anche la volatilità dei mercati e i tempi non prevedibili. 2) l’organizzazione tramite Mediobanca di un’asta ristretta a pochi soggetti. Si parla di massimo quattro soggetti. Oltre ai due già manifestatisi (cioè Permira e Advent) secondo quanto risulta al Sole 24 Ore potrebbero entrare nella partita altri due fondi esperti di servizi finanziari come Bain e Apax. Questa sembrerebbe l’ipotesi più probabile visto che consentirebbe di risparmiare tempo e di non perdere mesi in due diligence con soggetti meno motivati. 3) l’organizzazione di un processo allargato a più di 2-4 soggetti chiamando quindi a partecipare all’asta anche altri grandi fondi di private equity come Cerberus, Apollo, Warburg Pincus, Cvc e altri.
C’è poi uno scenario ulteriore, al momento soltanto accennabile, che il Sole 24 Ore è in grado di svelare. Icbpi è target perfetto per il private equity: con buoni flussi di cassa ed attivo in un’area che, al di fuori dell’Italia, è stata già target dei grandi fondi internazionali. Ma l’Italia è l’Italia, cioè un mercato un po’ atipico. Già in passato i grandi fondi di private equity hanno provato a comprare la Sia-Ssb ma tutti sanno come è finita: con l’ingresso in campo del Fondo Strategico Italiano, anche per l’opposizione al deal della Banca d’Italia che non era positiva sull’ingresso di un fondo. Inoltre Icbpi è una banca e quindi un private equity non potrà levereggiare (cioè andare a debito) più di tanto sull’operazione. Possibile che anche su Icbpi via Nazionale si opponga? La domanda è ancora senza risposta, troppo prematuro, ma intanto c’è chi pensa che Sia-Ssb potrebbe prendere in considerazione (con il supporto del Fondo Strategico) l’acquisto di Icbpi nel caso nascessero dei problemi. Del resto proprio Sia-Ssb è da tempo a caccia di acquisizioni in Italia e all’estero. Certo dall’unione con Icbpi potrebbero nascere problemi antitrust, ma se ci fosse scetticismo da parte della Banca d’Italia tutto sarebbe possibile. E allora non resta che aspettare. Di sicuro la strada per la vendita (ma non si può esludere la quotazione) di Icbpi sarà ancora abbastanza lunga.