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Mps, lo specchietto dell’aumento e la necessita’ di un cavaliere bianco

L’unica certezza e’ che sara’ venduta. Negli ambienti finanziari londinesi l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro del Montepaschi viene guardato ormai come il piano B. Il piano A, ormai da qualche giorno, e’ ormai una certezza tra banker e avvocati d’affari. Non e’ un caso che il Wall Street Journal qualche giorno fa ha spiegato che Mps e’ ufficialmente in vendita. Quindi l’aumento di capitale, annunciato tra la primavera e l’estate 2015, viene visto come una misura d’urgenza per tamponare il problema del disavanzo evidenziato dalla Bce (proprio domani dovranno essere presentati i piani di rilancio all’istituto di Francoforte), ma solo in attesa che si concretizzi il tanto atteso cavaliere bianco. Non e’ nemmeno un caso che sul dossier, con un mandato, stiano lavorando Citigroup e Ubs. Il presidente Alessandro Profumo negli ultimi tempi avrebbe maturato la certezza che per Mps l’ancora di salvezza potra’ esserci solo con l’intervento di un’altra banca. Ma il dossier e’ di quelli complessi e allora quale migliore scelta che affidarsi a due banker di fama europea come Andrea Orcel di Ubs e Luigi deVecchi di Citigroup. Di sicuro un compratore di Mps al momento non c’e’. Una alla volta si sono sfilate tutte le papabili: dalle italiane Intesa Sanpaolo a Unicredit fino a Ubi, ma anche le straniere come Bnp Paribas e Santander fino a Deutsche Bank. Allora chi potrebbe concretizzarsi? Se non scendera’ in campo qualche gruppo straniero, e’ probabile che possa esercitare la sua moral suasion la Banca d’Italia, magari proprio su uno di quegli istituti nazionali che oggi si sono tirati indietro. Ma i banker piu’ navigati sono sicuri di una cosa: per avere novita’ sul riassetto Mps non si andra’ molto lontano nel tempo. Entro la fine dell’anno si potrebbe avere qualche certezza in piu’ sul futuro della banca senese.