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Carige: dopo l’aumento ipotesi fusione. Candidate Ubi o Bpm

Carige prova a rispondere con le proprie forze al cartellino giallo della Bce che ha evidenziato un deficit di capitale di 813 milioni di euro. Il Cda ha varato un aumento di capitale non inferiore a 500 milioni di euro che sarà garantito da Mediobanca. Inoltre il gruppo genovese è pronto a dismettere, dopo che sarà finalizzata la cessione delle attività nel comparto assicurativo ad Apollo, anche quelle nei settori del private banking e credito al consumo.
Ma intanto, all’orizzonte, già incombono ipotesi alternative come ad esempio l’ingresso di nuovi soci con aumenti di capitale riservati oppure una fusione con una banca Popolare.
Per gli analisti Carige, prima ancora di Montepaschi, sarà oggetto di un processo di riassetto con l’ingresso di un socio forte oppure con una una fusione ad inizio 2015. La convinzione è supportata dai rumors di queste ultime ore che danno alla finestra sul dossier Andrea Bonomi, il fondatore di Investindustrial che resta molto attento al settore bancario. Bonomi aveva già discusso con la Fondazione genovese per acquisire una quota importante nel capitale di Carige, ma alcuni mesi fa non se ne era fatto niente.
Ora, di fronte a un deficit importante da riequilibrare, la situazione potrebbe cambiare e Bonomi, che conosce bene l’amministratore delegato Piero Luigi Montani per averlo chiamato in Bpm ai tempi del suo investimento, potrebbe aspettare che la situazione evolva a suo favore dopo che Carige avrà presentato alla Bce il piano di copertura del deficit patrimoniale.
Ma, secondo i rumors, l’ipotesi di una fusione con un’altra banca potrebbe prendere il sopravvento. Gli analisti ritenevano ieri sinergica e probabile una combinazione tra Ubi (uscita come uno degli istituti più solidi del sistema italiano) e Carige, ma l’opzione sembra per ora stata bocciata dal consigliere delegato dell’istituto bergamasco Victor Massiah che ha smentito le voci sostenendo che non c’è «alcun dossier aperto».
In realtà, sempre secondo le indiscrezioni, un’altra candidata per una fusione con la banca genovese potrebbe essere un’altra Popolare del Nord Italia, cioè la Bpm. La Popolare guidata da Giuseppe Castagna ha ottenuto il disco verde della Banca Centrale Europea grazie a misure supplementari per 879 milioni (tra cui in particolare la rimozione dei cosiddetti add-on, i filtri patrimoniali aggiuntivi imposti dalla Vigilanza) e ora potrebbe diventare il pivot per future aggregazioni.